Erez Cohen: la carne, la plastica e la maschera dell’uomo contemporaneo

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Nell’universo pittorico di Erez Cohen, l’evoluzione umana non è guidata dalla natura ma dalla pressione psicologica della società contemporanea. Per sopravvivere alla manipolazione mediatica, al consumismo e all’ossessione per la prestazione, il corpo ha sviluppato una pelle sintetica, lucida e resistente: una mutazione non biologica ma sociale.

I soggetti di Cohen appaiono perfetti e inalterabili ma sotto la maschera di plastica batte un’umanità intatta fatta di organi, fragilità e emozioni da reprimere. Con il passare del tempo però la protezione cede: traumi, solitudine e memoria repressa creano crepe e ferite sulla superficie sintetica. Non sono difetti ma la prova che l’anima sta ancora cercando di respirare. Cohen esplora il confine tra umano e artificiale, mettendo in luce il conflitto tra ipocrisia e autenticità.

Erez Cohen è un artista autodidatta che vive e lavora in Italia. Dopo esperienze nel design automobilistico e nella moda a Firenze, ha iniziato a dipingere perfezionando la tecnica a olio. Per Cohen la pittura è uno spazio di libertà e resistenza contro le catene di una società manipolatrice e iper-performante. Ispirandosi al mondo contraddittorio e distopico di Kafka, Cohen mira a esprimere la profonda tensione tra ipocrisia e autenticità, portando alla luce un’umanità che tenta istintivamente di resistere ai vincoli imposti da una società manipolatrice, ossessionata dalla performance.

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Giovanni Manzo
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