La pop art ironica e corsara di Francesco Diotallevi 

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Nel panorama dell’arte contemporanea, Francesco Diotallevi è una voce del tutto fuori dal coro. Vive e lavora in provincia di Pesaro e Urbino a due passi dal mare ma definire il suo stile semplicemente “pop” sarebbe riduttivo: il suo è un approccio quasi corsaro, decisamente controcorrente. A prima vista, le sue tele — fatte di colori accesi, forme piatte e contorni netti che ricordano i fumetti e le illustrazioni — sembrano dei giochi spensierati. In realtà, sono vere e proprie trappole visive, scatti che ci mettono in guardia sui paradossi della società in cui viviamo.Non c’è niente di ingenuo in quello che fa, né tantomeno la voglia di celebrare il consumismo come faceva la pop art tradizionale. Diotallevi usa la vivacità dei colori come un’esca: ci attira con un’immagine rassicurante e divertente per poi servirci, senza troppi sconti, una critica affilata alle ipocrisie di oggi. I suoi quadri sono popolati da un bestiario bizzarro: animali che si comportano da umani, santi decisamente poco credibili, piccoli demoni di tutti i giorni ed eroi caduti in disgrazia. È un teatro dell’assurdo dove il potere e l’autorità non vengono affrontati con toni drammatici — che finirebbero solo per confermarne l’importanza — ma presi in giro e smontati con la caricatura. In un mondo che ci vuole tutti omologati, la sua ironia diventa un vero e proprio atto di libertà per difendere la propria testa.Anche la scelta di restare a vivere e lavorare nella provincia marchigiana non è un caso ma una decisione precisa. Lontano dal caos e dalle mode delle grandi capitali dell’arte, la provincia gli regala uno sguardo obliquo e privilegiato. Diotallevi prende il folklore locale, i personaggi eccentrici di paese e le storie popolari e li proietta su scala globale, così da diventare metafore perfette delle follie del mondo contemporaneo, sommerso da troppe notizie e con sempre meno empatia.I suoi quadri non vi dicono mai da che parte stare o cosa pensare: mostrano un “incidente”, un momento bizzarro in cui la realtà perde senso, lasciando a chi guarda il compito di mettere insieme i pezzi. Sta a noi smettere di essere spettatori passivi ed entrare nel gioco.

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Giovanni Manzo
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