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Arte e cultura a Milano

| Due nuove mostre alla Lavanderia di Fondazione Elpis Phantom Armour con opere di Giammarco Cugusi, Sarah Margnetti, Luca Petti, Maria Positano e Lorenzo Zerbini a cura di Veronica Botta Raptor del Sol Carlota Gadea Marqués a cura di Threes Productions 15 ottobre 2026 – 31 gennaio 2027 Anteprima stampa: mercoledì 14 ottobre 2026, ore 10.00 Opening: mercoledì 14 ottobre 2026, ore 18.00 Dal 15 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027, gli spazi della Lavanderia ospitano due nuovi progetti espositivi che, attraverso linguaggi e prospettive differenti, esplorano il rapporto tra corpo e materia. Al primo piano prende vita Phantom Armour, mostra collettiva a cura di Veronica Botta, riunisce opere di Giammarco Cugusi, Sarah Margnetti, Luca Petti, Maria Positano, Lorenzo Zerbini in un percorso corale tra installazione, interventi pittorici, suono e luce. Il progetto è accompagnato da un Public Program di attivazioni, laboratori e pratiche partecipative, tra cui un evento performativo ideato da Giammarco Cugusi e un workshop di lavorazione di metalli, condotto da ASTRA ASTRA ASTRA e Margherita Potenza. Il percorso espositivo prosegue con Raptor del Sol, prima grande mostra istituzionale di Carlota Gadea Marqués, a cura di Threes Productions, costituisce il quarto capitolo di Basement, il progetto annuale della Lavanderia, che esplora il crocevia tra suono, performance e installazione. Carlota Gadea Marqués, Tubo Lavico, La Palma, 2026 PHANTOM ARMOUR Giammarco Cugusi, Sarah Margnetti, Luca Petti, Maria Positano, Lorenzo Zerbini a cura di Veronica Botta Partendo dall’immagine di “armatura fantasma”, espressione aperta che può evocare dispositivi di protezione e difesa, ma anche membrane, apparizioni, ornamenti e presenze invisibili, Phantom Armour riunisce opere esistenti, nuove produzioni e interventi site-specific negli spazi della Lavanderia, costruendo un ambiente in cui installazioni, interventi pittorici, suono e luce modificano progressivamente l’esperienza della visita. Il progetto non si sviluppa come una successione di lavori autonomi, ma come un organismo espositivo fatto di corrispondenze, presenze e rimandi. Elementi evidenti e più sfuggenti convivono lungo il percorso, tra soglie, ombre, riflessi e apparizioni che emergono e scompaiono nello spazio. Le ricerche degli artisti si incontrano in un percorso in cui la materia è sottoposta a processi di trasformazione, le forme assumono configurazioni ibride e il rapporto tra naturale e artificiale, reale e immaginario, visibile e invisibile diventa centrale. Dalla scultura di Maria Positano, orientata verso l’alterazione e la dissoluzione della materia, agli immaginari organici e visionari di Luca Petti; dagli interventi di Giammarco Cugusi, che intrecciano tecnologia, percezione e ritualità, alle tracce e apparizioni di Lorenzo Zerbini, in dialogo con elementi naturali e memorie latenti; fino agli interventi pittorici di Sarah Margnetti, che si estendono direttamente sull’architettura come una sottile superficie capace di modificare la luce e le connessioni visive tra le opere. Sarah Margnetti, 3rd floor from outside, 2023, acrylic, oil on canvas, 150 × 100 cm. RAPTOR DEL SOL Carlota Gadea Marqués a cura di Threes Productions Raptor del Sol, quarto capitolo di Basement, è un progetto della compositrice e artista Carlota Gadea Marqués, che sviluppa un percorso immersivo intorno a una domanda essenziale: cosa rende possibile la vita su una terra trasformata, e quanto lontano può arrivare un corpo pur di continuare a vivere? Il progetto prende avvio dalla tradizione dei Guanci e dal mito di Guayota, la divinità imprigionata all’interno del Teide dopo aver rapito il Sole e condannato la terra a una siccità senza fine. Attraverso tre ambienti espositivi, la mostra ripercorre la ricerca dell’acqua come ricerca della vita, spostando progressivamente lo sguardo dal corpo umano a quello planetario. Il percorso comprende El Uc, performance coreografata e interpretata da Sofya Shaikut, presentata una sola volta in occasione dell’inaugurazione e destinata a lasciare una traccia permanente sulle pareti dello spazio, un filmato girato tra i vulcani delle Isole Canarie e un’installazione sonora dedicata a un cristallo di olivina, minerale oggetto delle ricerche dell’ESA su Marte per il suo legame con la presenza dell’acqua. Attraverso registrazioni sul campo, sintesi analogica e la materia stessa del vulcano, Gadea Marqués considera l’ascolto come uno strumento per registrare la trasformazione, intrecciando mito, ecologia, ricerca scientifica e immaginazione per riflettere sulle condizioni che rendono possibile la vita. INFORMAZIONI AL PUBBLICO Giammarco Cugusi, Sarah Margnetti, Luca Petti, Maria Positano e Lorenzo Zerbini Phantom Armour a cura di Veronica Botta Carlota Gadea Marqués Raptor del Sol a cura di Threes Productions 15 ottobre 2026 – 31 gennaio 2027 Fondazione Elpis Via Lamarmora 26, Milano Orari di apertura giovedì – domenica: 12:00 – 19:00 ultimo ingresso ore 18:40 CONTATTI PER LA STAMPA PCM Studio di Paola C. Manfredi Via Carlo Farini, 71 – 20159 Milano www.paolamanfredi.com | press@paolamanfredi.com | +39 02 36769480 Francesca Ceriani | francesca@paolamanfredi.com | +39 340 9182004 BIOGRAFIE ARTISTI Giammarco Cugusi (Bergamo, 1991) vive e lavora a Milano. Si è laureato in Arti Visive e dello Spettacolo presso l’Università IUAV di Venezia e ha conseguito un Master of Fine Arts presso KASK, Gent (BE). È stato cofondatore e membro di XRIVISTA, rivista d’arte contemporanea, e 27metricubi, spazio nomade dedicato a giovani artist*. Ha presentato progetti personali e collettivi presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, Mediterranea 17 a Milano, Manifesta 12 Collateral Events a Palermo, MACRO Museo di Roma, all’interno del programma Pensare come una montagna di GAMeC e ArtDate Festival a Bergamo, tra gli altri. Ha lavorato come educatore e arte terapista presso Comunità del Giambellino a Milano, sviluppando progetti di contrasto alla povertà educativa. Attraverso narrazioni che intrecciano dimensioni personali e collettive, il suo lavoro crea situazioni aperte di riflessione, confrontandosi con le forme contemporanee del potere tramite gesti ironici, rituali e dissacranti. Le fratture della condizione contemporanea diventano spazi produttivi e strumenti critici per immaginare futuri collettivi e inclusivi, ripensando la vulnerabilità come uno spazio generativo. Nata a Ibiza nel 1993, Carlota Gadea Marqués vive e lavora tra Berlino, Barcellona e Ibiza. È una compositrice e musicista la cui pratica si sviluppa all’incrocio tra suono espanso, performance e ricerca legata al luogo. Lavorando principalmente con il suono – attraverso la sintesi analogica, le registrazioni sul campo, sistemi di accordatura alternativi e un’elaborazione intensiva – il suo lavoro esplora la trasmissione e la trasformazione materiale, esaminando come la percezione cambi in relazione allo spazio, alla scala e alla pressione ambientale. Le sue composizioni nascono da territori specifici, suolo vulcanico, infrastrutture aride, ghiaccio in ritiro considerati come materia attiva piuttosto che come paesaggio passivo. Tratta il suono come mezzo per registrare il cambiamento. Oltre alla composizione e alle esibizioni dal vivo, sviluppa installazioni e opere performative in cui il suono interagisce con oggetti, allestimenti spaziali e immagini in movimento. Il suo lavoro ha raggiunto alcuni dei palcoscenici più significativi della musica elettronica e contemporanea, da Atonal, By:Larm, Fabric e Berghain a sedi come la Neue Nationalgalerie, la Kunsthalle di Brema e l’IRCAM. Nel luglio 2023 ha remixato due brani dall’ultimo album dei Mount Kimbie per la Warp Records. Tra i suoi lavori più recenti figurano la colonna sonora di Turkish Delight (2023) di Pınar Öğrenci e la creazione di un’installazione sonora per l’Hadji Sy a Dakar (2023). Gadea ha inoltre collaborato al progetto Lovotic (2022) del Soundwalk Collective insieme a Charlotte Gainsbourg, e attualmente sta componendo brani per il loro prossimo album, Invisible Landscape (2026), con la partecipazione di Jim Jarmusch e Willem Dafoe. Sarah Margnetti (Monthey, Svizzera, 1983) vive e lavora a Bruxelles, Belgio. Ha conseguito un Bachelor of Arts in Arti Visive presso l’École cantonale d’art di Losanna / ECAL e un Master in Arti Visive presso la Geneva University of Art and Design. Ha inoltre completato un tirocinio pratico presso l’Institut Van der Kelen-Logelain di Bruxelles, dove si è formata nella pittura decorativa — una scuola che dal 1882 tramanda l’arte e le tecniche di questa disciplina. Spostandosi con intuito tra medium e scale diverse, Margnetti realizza murales, tessuti, mobili e interventi architetturali. Nei suoi dipinti utilizza tecniche mutuate dalle tradizioni decorative — come il trompe-l’œil, l’illusionismo artigianale e il vocabolario visivo dell’ornamento d’interni — per piegarle verso altri fini: figure che scorrono senza soluzione di continuità sulle superfici e cambiano forma, rivelandosi solo in frammenti, resi in contrasto stilistico rispetto agli elementi architettonici in trompe-l’œil meticolosamente eseguiti. Le sagome si intravedono attraverso gli strati, senza mai giungere del tutto. I dipinti non si limitano a stare appesi alla parete: la negoziano, modellando il modo in cui i corpi si muovono, lo sguardo viene invitato o trattenuto, e lo spazio espositivo diventa un’atmosfera piuttosto che un contenitore. Luca Petti (Benevento, 1990) vive e lavora a Milano. Ha conseguito il Diploma accademico di II livello in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. La sua ricerca si concentra sul rapporto distopico tra umano, specie animali e organismi vegetali, osservando le trasformazioni prodotte dall’azione antropica sugli ecosistemi e sulle forme di vita. Attraverso sculture, installazioni e processi di innesto, integra frammenti biologici e materiali organici nel corpo dell’opera, ridefinendo la scultura come organismo ibrido e in mutazione. Tra le mostre recenti si segnalano ARCHETYPE, Galleria Alessandro Albanese, Chiesa del Purgatorio, Matera; L’istinto ha preservato la mia specie, La Santissima – Community Hub, Napoli; WAS ERLAUBEN STRUNZ, Mars, Francoforte; Riportando tutto a casa, Museo delle Navi di Nemi; e le personali Precipitazioni sotto il livello del mare, Careof, Milano, e Processi di domesticazione espansa, Museo di Storia Naturale, Verona. Ha vinto il Combat Prize e il Premio RAR – Residenza Artistica Rurale. Maria Positano (Londra, 1995) è un’artista visiva ed educatrice attualmente basata a Napoli, Italia. Positano ha completato la sua formazione a Londra, conseguendo un BA in Belle Arti presso City & Guilds of London Art School (2018) e un MA in Scultura al Royal College of Art (2023). Essendo cresciuta e avendo vissuto in diversi paesi, la sua pratica nasce da un senso di identità plurale e da uno stile di vita itinerante. Il suo lavoro si concentra sul corpo come spazio relazionale. Attraverso forme ibride, materiali fragili e di scarto e pratiche di riuso. Positano esplora la tensione tra difesa e vulnerabilità e tra sé e l’altro creando narrazioni aperte e poetiche. Ha ricevuto diversi premi, tra cui l’ALA for Art Acquisition Prize (ALA Corporation, Napoli, IT, 2025), MADE IN Award (Artissima, Torino, IT, 2025), Gilbert Bayes Award (Royal Society of Sculptors, Londra, UK, 2024), Artist in Residency Award (South Thames Colleges Group, Londra, UK, 2023). Positano ha inoltre partecipato a numerose residenze internazionali presso: Sixi Museum, Nanjing, CN (2026); StudioBlock M74, Città del Messico, MX (2021–22); JETLeg, Monaco di Baviera, DE (2022); AKIEZ, Enschede, NL (2017). Tra le esposizioni recenti figurano: SP-Arte, San Paolo, BR (2026); Artissima, Torino, IT (2025); ARCO, Lisbona, PT (2025); Il peso del vuoto, Museo MARec, San Severino Marche, IT (2024); Not from This Place, Nashira Gallery, Milano, IT (2024); Studio Responses #4, Saatchi Gallery, Londra, UK (2024); MATTER, Flowers Gallery, Londra, UK (2023); Beyond the Matter, Galerie Der Künstler*innen, Monaco di Baviera, DE (2023). Come educatrice, Positano integra l’insegnamento con la pratica artistica: ha condotto workshop e attività di mentoring in diversi contesti scolastici e culturali. Lorenzo Zerbini (Dolo, 2000) vive e lavora tra Vienna e Venezia. Si è formato presso l’Università IUAV di Venezia e l’Università di Arti Applicate di Vienna. Nel suo lavoro indaga la complessità delle relazioni tra l’umano e le sue alterità più che umane. La sua pratica, di natura prevalentemente scultorea, incorpora una varietà di materiali, tra cui: sapone, cera, pesticidi, semi, rame, bioplastica, profumo. Nelle sue opere si confronta con l’indesiderabile, l’emarginato, il trascurato, l’Altro inappropriato. Lumache, piante invasive, mosche e parassiti sono alcuni tra gli esseri con cui, e attraverso cui, si impegna a riflettere, al fine di sfidare narrazioni dominanti sulla natura e reimmaginare forme di convivenza più eque. Alcune mostre recenti includono: Artissima Fair (IT), Schloss Hollenegg (AT), Fondazione Bevilaqua la Masa (IT), Fondazione Earth (IT), Fondazione Francesco Fabbri (IT), Noorderlicht Biennale (NL), SCHAURAUM Museum Quartier Wien (AT), Stockwerk Projectspace (DE). FONDAZIONE ELPIS Fondata nel 2020 da Marina Nissim, imprenditrice e collezionista, Fondazione Elpis sostiene la produzione artistica contemporanea con un’attenzione particolare alle nuove generazioni, attraverso un programma articolato di mostre, residenze, laboratori, incontri e progetti diffusi sul territorio nazionale. L’attività della Fondazione si sviluppa come piattaforma di ricerca e sperimentazione, capace di mettere in dialogo contesti, pratiche e linguaggi diversi, con uno sguardo rivolto a scenari che si collocano anche al di fuori dei circuiti tradizionali dell’arte contemporanea. Con sede a Milano, nel quartiere di Porta Romana, Fondazione Elpis opera attraverso un sistema di spazi complementari dedicati all’esposizione, alla residenza e alla sperimentazione laboratoriale, pensati per accompagnare il lavoro degli artisti in fasi diverse del processo creativo. L’identità della Fondazione è strettamente legata a Una Boccata d’Arte, progetto nazionale diffuso che dal 2020 ogni anno coinvolge 20 artisti e artiste italiani e internazionali nella realizzazione di interventi site-specific in 20 borghi italiani, uno per ogni regione. Nato dall’incontro diretto di giovani artisti con i luoghi e le comunità locali, il progetto promuove una pratica artistica fondata sulla relazione e sulla valorizzazione del patrimonio culturale e sociale dei territori. |
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