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Arte e cultura a Milano

| Siamo orgogliosi di annunciare la rappresentanza della Fondazione Leoncillo. Leoncillo Leonardi (1915–1968), noto come Leoncillo, è stato uno dei più importanti scultori italiani del dopoguerra, celebre per aver trasformato l’argilla in un veicolo per le ambizioni espressive dell’arte moderna. Ha forgiato quella che lo storico dell’arte e curatore Enrico Crispolti ha descritto come una scultura “senza precedenti”, fondata sulla poetica del corpo e del gesto e animata da un senso viscerale e dinamico della materialità. La galleria Thaddaeus Ropac rappresenterà la neonata Fondazione Leoncillo e la prima mostra frutto di questa collaborazione inaugurerà nella sede di Milano nel settembre 2026. La Fondazione Leoncillo è stata istituita con l’obiettivo di salvaguardare l’eredità intellettuale e artistica di Leoncillo e di approfondire gli aspetti ancora poco conosciuti di uno degli artisti più significativi del dopoguerra. Siamo lieti di collaborare con la galleria Thaddaeus Ropac per aprire nuove vie di ricerca e dialogo e promuovere a livello internazionale una più ampia attività di studio, la collaborazione istituzionale e la sensibilizzazione del pubblico. — Ariela Leonardi, Presidente della Fondazione Leoncillo Nel corso della sua carriera, la singolare opera di Leoncillo ha ottenuto il plauso della critica sia in Italia sia a livello internazionale: in particolare, l’artista ha rappresentato il suo Paese in sei edizioni della Biennale di Venezia tra il 1948 e il 1968. Da allora, il suo lavoro è stato oggetto di mostre personali presso istituzioni quali la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma (1979); Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Palazzo Forti, Verona (1985); e al Museo Novecento, Firenze (2021). Ha inoltre partecipato a mostre collettive al Centre Pompidou, Parigi (1986); al Centro de Arte Reina Sofía di Madrid (1990); al Solomon R. Guggenheim Museum di New York (1994); alla Galleria dell’Accademia di Firenze (2012); alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (2015, 2018); e a Palazzo Strozzi a Firenze (2018), tra gli altri. Esporre oggi le opere di Leoncillo non è solo un atto di fede. È un riconoscimento della bellezza e della creatività di un artista davvero grande. È anche un’affermazione del fatto che il presente è illuminato dalla luce del passato. Infine, è la rivelazione di un artista dalle mille sfaccettature, un virtuoso gioioso che solo l’arte italiana sa ritrarre con tanta grazia e spiritualità. — Bernard Blistène Leoncillo, Taglio rosso, 1964, Glazed and engobed terracotta , 82 x 50 x 20 cm (32.3 x 20 x 8 in), © Fondazione Leoncillo, Roma. Courtesy Thaddaeus Ropac gallery, London · Paris · Salzburg · Milan · Seoul. Photo: Roberto Marossi L’opera di Leoncillo non è mai stata limitata da un unico stile o movimento. Il materiale era il suo principale mezzo di espressione, grazie alla sua incrollabile dedizione all’argilla. Le sue sculture si distinguono soprattutto per la loro capacità di rivelare la forza vitale intrinseca del mezzo, di riflettere l’esperienza umana interiore. — Thaddaeus Ropac Mentre le prime opere di Leoncillo erano prevalentemente figurative, riflettendo un’affinità con gli stili espressivi del Barocco e della Scuola Romana, la Seconda Guerra Mondiale determinò un cambiamento decisivo nella sua pratica artistica verso modalità di astrazione sempre più sperimentali. Profondamente interessato alle possibilità esistenziali della materia, Leoncillo considerava l’argilla non solo come un mezzo scultoreo, ma una sostanza vivente in grado di racchiudere il potenziale sia della distruzione che del rinnovamento, lavorando spesso direttamente con le mani o utilizzando del filo metallico per incidere profondamente la superficie. “Tagliare l’argilla con un filo metallico significa compiere un gesto decisivo – crudele e liberatorio”, affermava Leoncillo. “L’argilla è come la mia stessa carne, un processo assoluto di identificazione”. Le sue opere concepiscono la scultura come un processo di continuo divenire, radicato nelle forze elementari della natura e nelle proprietà vitali e trasformative dell’argilla. Leoncillo ha affermato: “Ho sempre inteso la ceramica come una rottura con il concetto tradizionale di scultura”. Ha scelto l’argilla per la sua reattività al tocco umano e per la sua capacità di espressione immediata. Per l’artista, lavorare con l’argilla era per molti versi un’affermazione del presente. Lavoro l’argilla come se fosse il tempo: la frango, la ricompongo, la impregno del colore della terra ferita. Così la scultura diventa sia memoria che gesto. — Leoncillo Leoncillo, MULAS, Venice Biennale 1968. Photo Ugo Mulas. © Ugo Mulas Heirs. All rights reserved Contatti per la stampa PCM Studio di Paola C. Manfredi francesca@paolamanfredi.com Nina Sandhaus Responsabile Stampa, Londra nina@ropac.net |
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