Una Boccata d’Arte 2026: venti artisti, venti borghi, una geografia diffusa dell’arte contemporanea

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Dal 20 giugno al 4 ottobre 2026 torna Una Boccata d’Arte, il progetto di arte contemporanea diffusa promosso dalla Fondazione Elpis, giunto alla sua settima edizione. Venti artisti, venti borghi, venti regioni italiane: una costellazione di interventi site-specific che attraversa il Paese da nord a sud, trasformando luoghi spesso marginali in spazi di incontro, ascolto e produzione culturale.

L’inaugurazione avverrà in simultanea sabato 20 e domenica 21 giugno 2026, segnando l’avvio di un percorso espositivo diffuso che, nel tempo, ha ridefinito il rapporto tra arte contemporanea e territorio. Nato nel 2020 da un’idea di Marina Nissim, presidente della fondazione, il progetto raggiunge quest’anno un traguardo significativo: 140 interventi artistici realizzati in 140 borghi italiani nel corso di sette edizioni.

Ma ridurre Una Boccata d’Arte a una semplice mappa di mostre disseminate sul territorio sarebbe limitante. Il cuore dell’iniziativa risiede infatti nel dialogo tra artista e luogo, in un processo che si sviluppa attraverso permanenze, relazioni e ascolto. Ogni progetto nasce da un confronto diretto con le comunità locali: abitanti, associazioni, amministrazioni, archivi, artigiani e patrimoni materiali diventano parte integrante della ricerca artistica.

Il principio che guida il format è quello del “match” tra artista e borgo: un incontro costruito su affinità, tensioni e risonanze tra la poetica dell’artista e le caratteristiche simboliche, storiche e paesaggistiche del contesto ospitante. Non si tratta dunque di collocare opere in scenari pittoreschi, ma di generare nuove narrazioni capaci di attivare il territorio e restituirne complessità spesso invisibili.

L’edizione 2026 segna inoltre un passaggio significativo nell’evoluzione del progetto. Se nelle prime edizioni prevaleva una dimensione legata all’evento temporaneo, oggi Una Boccata d’Arte sembra consolidare un modello più vicino alla permanenza: una vera e propria infrastruttura culturale diffusa, capace di lasciare tracce durature attraverso relazioni, processi partecipativi e opere che continuano a vivere oltre il calendario espositivo.

Negli ultimi anni, infatti, oltre quaranta interventi sono diventati permanenti grazie ad acquisizioni, donazioni o pratiche di adozione da parte delle amministrazioni locali. Si è così costruita una geografia parallela dell’arte contemporanea italiana, visitabile durante tutto l’anno e spesso lontana dai circuiti consolidati delle grandi città.

I temi che attraversano la settima edizione riflettono questioni urgenti e profondamente contemporanee: il rapporto tra paesaggio e memoria collettiva, il suono come pratica di ascolto, il cibo come dispositivo culturale, le ritualità ancora vive nei territori e le forme di coesistenza multispecie. Emergono inoltre riflessioni sulla nostalgia intesa non come rifugio sentimentale, ma come spazio critico e politico, capace di interrogare identità e trasformazioni sociali.

Tra le immagini ricorrenti di questa edizione compare il fiume, presenza simbolica che attraversa più territori come figura di fragilità e rinascita, mutazione e continuità. Una metafora particolarmente efficace per raccontare un progetto che, anno dopo anno, continua a ridefinirsi senza perdere la propria direzione originaria.

Alla base di questo percorso vi è il lavoro della Fondazione Elpis, nata nel 2020 per sostenere la produzione artistica contemporanea, con particolare attenzione alle nuove generazioni. Attraverso mostre, residenze, laboratori, performance e progetti diffusi, la fondazione ha sviluppato un modello di lavoro centrato sulla relazione tra pratica artistica, ricerca e contesto.

Il 2026 rappresenta inoltre l’inizio di una nuova fase per la fondazione, che amplia la propria struttura attraverso spazi dedicati all’esposizione, alla sperimentazione e soprattutto alla residenza artistica. Intese come luoghi di permanenza e confronto, le residenze diventano dispositivi di ascolto del contesto urbano, sociale e simbolico, rafforzando una visione dell’arte non come gesto isolato, ma come processo condiviso.

In un panorama culturale spesso concentrato sui grandi centri urbani, Una Boccata d’Arte continua così a proporre una traiettoria alternativa: portare l’arte contemporanea nei luoghi meno prevedibili, lasciando che siano i territori stessi a riscriverne il significato.

Cristina Gentile

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Cristina Gentile
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