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Arte e cultura a Milano

Nel panorama della ricerca artistica contemporanea, il lavoro di Cristina Gentile si distingue per una sensibilità capace di trasformare la materia in esperienza emotiva. Artista e curatrice, Gentile sviluppa una pratica che affonda le radici nella memoria personale e nella dimensione relazionale, esplorando il dialogo tra fragilità, permanenza e percezione.
In occasione della mostra collettiva RENCONTRE, curata da Alessandra Villa e realizzata nell’ambito di Paratissima in collaborazione con START Saluzzo 2026, Cristina Gentile espone per la prima volta il progetto Geografie del ritorno presso la Fondazione Amleto Bertoni di Saluzzo. La mostra sarà visitabile dal 9 al 17 maggio negli spazi della Fondazione, offrendo al pubblico un percorso immersivo dedicato al rapporto tra emozione, memoria e spazio.
Con Geografie del ritorno, l’artista propone un’indagine poetica sul rapporto tra emozione, memoria e materia attraverso due opere in ceramica e il modellino dell’installazione partecipativa Il tocco che ricorda. La ceramica, materiale centrale nella sua ricerca, diventa simbolo di una tensione costante tra delicatezza e resistenza, tra vulnerabilità e permanenza.
Le due opere ceramiche presentate in mostra appartengono al progetto curatoriale È la forma che respira e riflettono sulla ciclicità della vita, sulla trasformazione e sulla fragilità dell’esistenza. La componente floreale, elemento simbolico del progetto originario, richiama il tema della memoria viva e della trasformazione continua, generando un senso di contemplazione silenziosa che invita lo spettatore a soffermarsi sulla dimensione più intima del ricordo.
Accanto alle opere, il modellino dell’installazione Il tocco che ricorda introduce una componente partecipativa e sensoriale. Ispirata agli oggetti transizionali e alla teoria psicoanalitica di Donald Winnicott, l’installazione prende forma attraverso un plaid colorato attraversato da aperture che permettono il passaggio della luce. Questo elemento diventa metafora di connessione tra interiorità e ambiente, tra memoria individuale e spazio condiviso. La luce, filtrando attraverso la materia, trasforma l’opera in un’esperienza percettiva capace di evocare protezione, nostalgia e appartenenza.
L’allestimento stesso assume un ruolo fondamentale nel progetto. Le opere saranno collocate su piedistalli e protette da teche in vetro o acrilico, soluzione che ne preserva la fragilità pur consentendo una fruizione ravvicinata. La scelta di un’illuminazione diffusa, priva di luci dirette intense, contribuisce a creare un’atmosfera raccolta e meditativa, in cui ogni dettaglio dialoga con il visitatore in modo discreto ma profondo.
Attraverso un linguaggio visivo essenziale e una ricerca profondamente legata alla dimensione emotiva, Cristina Gentile costruisce un percorso che invita a riflettere sulla memoria come spazio vivo e mutevole. Geografie del ritorno non è soltanto un progetto espositivo, ma un’esperienza che trasforma la materia in racconto e il gesto artistico in occasione di ascolto interiore.