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Arte e cultura a Milano

Il percorso artistico di Eran Amar Shookroon è iniziato in modo inaspettato. Intorno ai quarant’anni, dopo anni di lavoro nel settore immobiliare e studi in filosofia e scienze politiche, l’artista di origine nordafricana e persiana ha incontrato l’arte attraverso un gesto semplice. Mentre firmava al computer un modulo scolastico per suo figlio, ha scoperto che il mouse — uno strumento quotidiano — poteva diventare anche un mezzo di creazione. Quello che è iniziato come un momento casuale si è presto trasformato nelle fondamenta di una pratica in cui la semplicità diventa libertà espressiva.
Lavorando con strumenti minimi — uno schermo, un mouse e una palette limitata di colori — Shookroon costruisce immagini che pulsano di ritmo, memoria ed energia. Nelle sue mani, la superficie digitale perde ogni freddezza tecnologica e diventa un territorio sensibile in cui il pensiero si traduce direttamente in gesto, luce e movimento.
Il suo linguaggio artistico è profondamente plasmato dal suo background multiculturale. Cresciuto in un ambiente in cui diverse influenze culturali coesistevano naturalmente, ha sviluppato fin da giovane una sensibilità per il dettaglio e per la sottile poesia della vita quotidiana. Ricordi, storie familiari e l’eredità stratificata delle culture mediterranee, nordafricane e persiane restano radicati nel suo vocabolario visivo, costituendo la base di un linguaggio pittorico vivido e riconoscibile.
La musica svolge un ruolo centrale nel processo creativo di Shookroon. L’improvvisazione jazz, i ritmi africani e le inconfondibili voci di musicisti come Chet Baker, Nina Simone e James Brown alimentano la sua immaginazione. La filosofia continua a influenzare il suo modo di interrogare immagini e idee, mentre la musica fornisce il ritmo che guida la composizione delle sue opere. Nella pratica di Shookroon, il suono diventa colore e il movimento prende forma attraverso gesti digitali luminosi.
Le sue opere nascono attraverso un processo spontaneo in cui pensiero e gesto coincidono. Lo spazio digitale diventa fluido, permettendo alle forme di svilupparsi organicamente attraverso strati di colore e ritmo. Volti, frammenti di corpi ed espressioni fugaci emergono nelle composizioni, evocando tracce di presenza umana e il passare del tempo. Le immagini spesso assomigliano a improvvisazioni visive — riecheggiando la struttura del jazz — in cui spontaneità e intensità emotiva convivono con un forte senso di equilibrio.
La mostra si sviluppa come un percorso narrativo attraverso gli spazi della galleria, guidando lo spettatore tra diverse fasi emotive e concettuali del lavoro dell’artista.
La prima sala immerge immediatamente il visitatore nell’energia vibrante che definisce il linguaggio visivo di Shookroon. Due opere in particolare, Round Midnight e Big Mouth, introducono la mostra con un’esplosione di ritmo e intensità. Come le note iniziali di una performance musicale, questi lavori catturano l’attenzione fin dal primo momento. Le loro composizioni dinamiche, i colori vividi e i gesti espressivi evocano l’atmosfera dei jazz club e della musica improvvisata. Movimento, passione e suono sembrano quasi visibili nelle immagini, trasformando lo spazio in un ambiente carico di vitalità e libertà creativa.
Passando alla seconda sala, la narrazione cambia e diventa più introspettiva. Qui l’opera Trio Selfie offre un momento di contrasto. Appartenente a una fase precedente dello sviluppo dell’artista, il lavoro rivela una tappa importante nell’evoluzione del suo linguaggio visivo. La sua presenza mette in luce la traiettoria della pratica di Shookroon, mostrando come sperimentazione ed esplorazione personale abbiano gradualmente plasmato il suo stile distintivo. L’atmosfera di questo spazio diventa più fisica e quasi corporea, come se lo spettatore entrasse nel terreno emotivo in cui passione, ambizione e ricerca artistica prendono forma.
La sala finale introduce un tono diverso: quello dell’armonia e della risoluzione. Tuttavia, questo senso di pace non è passivo. Al contrario, riflette un’accettazione consapevole di sé e dei propri desideri. Le opere presentate qui — Walking on the Moon e The Band — mantengono l’energia melodica e la palette vibrante che caratterizzano la pratica di Shookroon, trasmettendo al tempo stesso un senso più profondo di equilibrio. Colore, ritmo e gesto convergono in composizioni che risultano allo stesso tempo celebrative e contemplative. In questa fase finale del percorso, l’armonia emerge non come immobilità, ma come uno stato vivo e dinamico.
Nel corso dell’intera mostra, le opere digitali di Shookroon mettono in discussione le distinzioni convenzionali tra tecnologia ed emozione. Utilizzando gli strumenti più semplici, dimostra come i media digitali possano diventare un mezzo intimo ed espressivo, in cui gesto e pensiero si sviluppano con immediatezza e spontaneità.
ERAN AMAR SHOOKROON
Eran Amar Shookroon è un artista di origine nordafricana e persiana che ha scoperto la propria pratica artistica in età adulta, dopo una carriera nel settore immobiliare e studi in filosofia e scienze politiche. Lavorando principalmente con i media digitali, crea immagini utilizzando strumenti minimi – uno schermo, un mouse e una palette limitata – trasformando la semplicità in un linguaggio visivo espressivo.
Profondamente influenzate dal suo background multiculturale e dalla musica, in particolare dal jazz e dai ritmi africani, le opere di Shookroon traducono suono, memoria ed esperienza vissuta in composizioni dinamiche di colore e gesto. La sua pratica unisce spontaneità e riflessione, creando immagini che evocano frammenti di presenza umana e il ritmo emotivo della vita quotidiana.
Questa mostra segna anche un momento importante nella carriera dell’artista. Mentre si prepara ad aprire la sua prima galleria a Milano, la città rappresenta un nuovo capitolo della sua vita creativa. Per Shookroon, Milano non è solo un crocevia culturale, ma anche un luogo capace di generare nuovi dialoghi, incontri e scoperte. Ogni mostra, in questo senso, non è semplicemente una tappa, ma un’opportunità per entrare in una nuova fase di ricerca e di scambio con il pubblico.
Le opere di Shookroon invitano gli spettatori a vivere le immagini nello stesso modo in cui si potrebbe vivere la musica: attraverso ritmo, emozione e intuizione. Ci ricordano che la creatività può emergere nei momenti più inaspettati e che anche il gesto più semplice — come muovere il mouse di un computer — può aprire la porta a un mondo completamente nuovo di espressione.
Issues Production è una realtà creativa dinamica nata dalla visione di Silvia Bertocchi. Nel corso della sua carriera, Silvia si è spesso confrontata con la sfida di reperire le risorse necessarie alla produzione del proprio lavoro. Questa difficoltà l’ha portata a concepire Issues come un’entità produttiva: uno spazio in cui le idee artistiche prendono forma, superano i confini e si concretizzano in molteplici espressioni.
Guidata dagli incontri con professionisti e collaboratori lungo il suo percorso, Silvia ha sviluppato una filosofia di lavoro fondata sulla collaborazione e sulla libertà creativa. Il suo obiettivo è semplice ma profondo: garantire che l’arte non conosca limiti, né di genere, né di medium, né di forma.