
Sottoscrizione alla Newsletter
Inserisci la tua mail e ricevi la nostra newsletter

Arte e cultura a Milano

| Fondazione Arnaldo Pomodoro Fondazione ICA Milano presentano DANCING AT THE EDGE OF THE WORLD Mostra dei finalisti Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura – VIII edizione Artisti: Bronwyn Katz, Dan Lie, Yu Ji, Trương Công Tùng, Luana Vitra A cura di Federico Giani e Chiara Nuzzi 15 aprile – 10 luglio 2026 Fondazione ICA Milano | Via Orobia 26, 20139 Milano Anteprima stampa: 13 aprile ore 11-13. Ore 11:30 proclamazione del vincitore e consegna della targa realizzata da Venini. Inaugurazione: 13 aprile ore 18-20. |
| Fondazione Arnaldo Pomodoro e Fondazione ICAMilano presentano Dancing at the Edge of the World, mostra collettiva che riunisce i cinque artisti finalistidell’VIII edizione del Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura: Bronwyn Katz, Dan Lie, Yu Ji, Trương Công Tùng e Luana Vitra. La mostra segna un momento centrale del percorso del Premio e offre al pubblico uno sguardo sulle più attuali direzioni della ricerca scultorea internazionale. Istituito nel 2006 per volontà di Arnaldo Pomodoro, il Premio è tra i pochi – in Italia e all’estero – dedicati nello specifico alla scultura. Ogni edizione agisce come un osservatorio rivolto al panorama internazionale, individuando quelle artiste e quegli artisti di età compresa tra i 25 e i 45 anni la cui ricerca individuale esprime un contributo significativo rispetto alle riflessioni in corso sulle pratiche e sull’idea stessa di scultura nella contemporaneità. A partire da quest’anno, grazie al prezioso contributo di Venini, il premio in denaro passa da 10.000 a 30.000 euro, rafforzando così il sostegno del Premio alla ricerca e alla sperimentazione dell’artista che vincerà l’ottava edizione, ricevendo inoltre una targa commemorativa appositamente realizzata da Venini. La mostra dei finalisti realizza un momento di confronto e produzione in cui nuove opere, concepite appositamente per questa occasione, dialogano con lo spazio di Fondazione ICA Milano assumendolo come parte attiva del processo creativo. La scultura emerge così come campo aperto di ricerca critica, sensibile alle trasformazioni culturali, ecologiche e sociali del presente. Affermano i curatori Federico Giani e Chiara Nuzzi: «Il progetto curatoriale prende il titolo dall’omonima raccolta di saggi di Ursula K. Le Guin (1989), nella quale l’autrice invita a immaginare prospettive alternative e a considerare l’immaginazione come strumento politico e sociale generativo. Muovendo da questa matrice teorica, la mostra affronta alcune delle questioni più urgenti del contemporaneo — la decentralizzazione dell’azione umana, la dimensione ecologica, la contrazione dell’orizzonte futuro — proponendo incursioni in territori di possibilità che ridefiniscono il rapporto tra corpi, materia e ambiente». In questo contesto la scultura si manifesta come entità viva e in continua trasformazione: non oggetto statico, ma intervento critico e visionario capace di riformulare le relazioni tra umano e non umano, naturale e artificiale, tempo e spazio. Sebbene la figura umana sia quasi del tutto assente, le opere interrogano profondamente l’esperienza incarnata dell’esistenza e le molteplici forze — naturali, ambientali, climatiche, architettoniche, politiche e tecnologiche — che ne determinano le condizioni. Come osserva Anne Reeve, Presidente della Giuria del Premio: le ricerche qui proposte delineano un nuovo biomorfismo, una morfologia del corpo capace di abitare la dissoluzione di confini fisici e temporali. La pratica di Bronwyn Katz utilizza i materiali come vettori di memoria e conoscenza, esplorando la convergenza tra corpo umano e geologia. Luana Vitra indaga la soggettività dei minerali attraverso installazioni in cui ceramica, carbone e metalli generano tensioni dinamiche e simboliche. Le opere di Yu Ji — tra video, stampa e scultura — compongono un organismo unitario che mette in crisi l’atemporalità del materiale, rivelando modalità sensibili di abitare il mondo attraverso tempo, spazio e movimento. Dan Lie costruisce ecosistemi espositivi in cui presenze non umane diventano co-autrici dell’opera, aprendo riflessioni su memoria, lutto e interdipendenza. Trương Công Tùng introduce il percorso espositivo con un lavoro che sintetizza poeticamente le tensioni della mostra, immergendo il visitatore in un universo in cui temporalità e dimensioni si compenetrano. Aggiungono i curatori: «Le opere rispondono direttamente all’architettura di Fondazione ICA Milano, che diventa co-creatrice del progetto. Installazioni e materiali si sviluppano attraverso processi organici e relazioni reciproche che trasformano continuamente lo spazio espositivo, affermando una concezione della scultura come pratica dinamica e relazionale, in costante evoluzione». Attraverso la pluralità delle ricerche presentate, Dancing at the Edge of the World invita il pubblico a riconoscere un mondo interconnesso e in trasformazione, stimolando nuovi modi di percepire e comprendere le geografie contemporanee. La mostra, arricchita da una pubblicazione edita da Lenz Press in uscita a maggio 2026, conferma così la missione del Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura: sostenere una ricerca capace di esplorare nuove frontiere concettuali e relazionali, promuovendo il dialogo tra sperimentazione artistica e riflessione critica. Parallelamente, il progetto riafferma il ruolo di Fondazione ICA Milano come spazio di confronto e produzione culturale, in cui pratiche artistiche contemporanee trovano un contesto aperto alla ricerca, alla collaborazione e alla circolazione internazionale delle idee. La sinergia tra le due Fondazioni rende possibile un dispositivo espositivo e curatoriale condiviso, in cui produzione artistica, visione istituzionale e ricerca si incontrano per sostenere nuove prospettive sulla scultura e sul suo rapporto con il presente. Si ringraziano Venini, Main Partner della manifestazione, per il prezioso supporto al Premio e alla promozione dell’arte contemporanea, e IGPDecaux, che per la quarta edizione consecutiva è Media Partner del Premio. PCM Studio di Paola C. Manfredi Via Carlo Farini, 71 – 20159 Milano www.paolamanfredi.com | press@paolamanfredi.com Chiara Piantavigna | chiara@paolamanfredi.com | m. +39 349 438 3062 CONTATTI PER LA STAMPA FONDAZIONE ARNALDO POMODORO Elena Di Marco elenadimarco.pr@gmail.com Silvia Beretta silviaberetta.pr@gmail.com ICA Milano | Istituto Contemporaneo per le Arti Via Orobia 26, 20139 Milano Orari: giovedì 14-18; venerdì e sabato dalle 12 alle 19 Ingresso libero office@icamilano.it | www.icamilano.it GLI ARTISTI CENNI BIOGRAFICI BRONWYN KATZ | Kimberly, South Africa, 1993 La pratica di Bronwyn Katz è radicata nell’esplorazione della materialità, dello spazio e dei modi in cui gli oggetti quotidiani possono essere reimmaginati e trasformati. Katz lavora con materiali di recupero e media eterogenei, utilizzando questi elementi per creare sculture e installazioni che evocano un senso di movimento, presenza e assenza. Il suo lavoro coinvolge lo spettatore con la fisicità dei materiali, il loro potenziale e le idee socialmente costruite ad essi sottese, incoraggiando relazioni più profonde tra i corpi e l’ambiente. L’approccio di Katz alla scultura collega i temi della memoria e della resilienza. Esplora gli spazi “in between” – quelli sfruttati, trascurati o cancellati – utilizzando materiali che riflettono il suo patrimonio culturale e le sue esperienze personali. Il suo è un minimalismo che dialoga con le forme indigene di arte astratta dell’Africa meridionale, metodi e tradizioni di creazione di segni e narrazione che precedono di molto il modernismo occidentale. Tra le mostre personali più recenti ricordiamo: Stone’s embrace, a love spiral of erosion and renewal, Stevenson, Johannesburg (2024); Tus tsĩ ǀxurub, Rain and drought, MASSIMODECARLO, Parigi (2023); I turn myself into a star and visit my loved ones in the sky, White Cube, Londra (2021); A Silent Line, Lives Here, Palais de Tokyo, Parigi (2018). Katz ha partecipato a mostre collettive tra cui: SIGHTLINES on Peace, Power & Prestige: Metal Arts in Africa, Bard Graduate Center Gallery, New York (2023); The Milk of Dreams, 59a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (2022); Soft Water, Hard Stone, New Museum Triennial, New York (2021); Future Generation Art Prize exhibition, PinchukArtCentre, Kyiv (2021); NIRIN, 22a Biennale di Sydney (2020); Là où les eaux se mêlent, 15a Biennale di Lione (2019). Katz è membro fondatore di iQhiya, un collettivo di 11 donne che si è esibito in vari spazi, tra cui Documenta 14 (a Kassel e Atene). Katz è nata nel 1993 a Kimberley, in Sudafrica. Vive e lavora a Città del Capo. DAN LIE | 1998 Il lavoro di Dan Lie dimostra come l’abiezione possa essere uno strumento di sovversione e espansione. La loro pratica celebra i cicli naturali di trasformazione e i molteplici rapporti di interdipendenti che strutturano gli ecosistemi. Un aspetto fondamentale della pratica di Dan Lie è il desiderio di sviluppare opere che decentrano l’agency e la soggettività umane. Lavorando in collaborazione con forze che definiscono “esseri altri-da-umani”, come batteri, funghi, piante, animali, minerali, spiriti e antenati, Lie crea opere “site and time specific” che possono essere vissute attraverso canali multisensoriali. Dando visibilità a materiali che mutano, decadono ed evolvono, gli ecosistemi di Lie evidenziano le intime ma ampie coesistenze tra esseri diversi, riconoscendo la nostra partecipazione condivisa e continua nei processi di vivere, morire e decomporsi. Dan Lie ha partecipato a mostre collettive tra cui: Preis der Nationalgalerie 2024, Hamburger Bahnhof, Berlino (2024); 35a Biennale di San Paolo, São Paulo, Brasile (2023); Singapore Biennale 2022, Singapore Art Museum (2022); Is it morning for you yet?, 58th Carnegie International, Carnegie Museum of Art, Pittsburgh, USA (2022); Geneva Biennale – Sculpture Garden, Ginevra, Svizzera (2022); Composições para tempos insurgentes, Museum of Modern Art, Rio de Janeiro, Brasile (2021); Metabolic Rift, Berlin Atonal Festival, Berlino, Germania (2021); Park Platz, Berlinische Galerie, Berlino, Germania (2021); Bouge B Festival, De Singel International Arts Center, Anversa, Belgio (2018); 14a Yogyakarta Biennale, Yogyakarta Nacional Museum, Indonesia (2017); CCBB Música Performance 4, Centro Cultural Banco do Brasil, São Paulo (2016). Dan è una persona trans non-binaria e attualmente vive a Berlino. TRƯƠNG CÔNG TÙNG | Dak Lak, Vietnam, 1986 Trương Công Tùng (nato nel 1986, residente a Ho Chi Minh City, Vietnam) è cresciuto a Dak Lak tra le diverse comunità etniche degli altopiani centrali del Vietnam. Si è laureato all’Università di Belle Arti di Ho Chi Minh nel 2010, specializzandosi in pittura su lacca. Con una ricerca che spazia dalla scienza alla cosmologia, dalla filosofia agli studi ambientali, lavora su diversi media, tra cui video, installazioni, pittura e oggetti trovati. Il suo lavoro rispecchia la sua personale visione delle trasformazioni culturali e geopolitiche indotte dalla modernizzazione, viste attraverso l’evolversi dell’ecologia, delle credenze e della mitologia della sua terra d’origine. Trương è anche membro di Art Labor (fondato nel 2012), un collettivo che unisce l’arte visiva e le scienze sociali e della vita per produrre conoscenze alternative e informali attraverso attività artistiche e culturali in vari contesti pubblici e locali. Trương Công Tùng ha esposto ampiamente sia in Vietnam che a livello internazionale, come artista personale e come parte dell’Art Labor Collective. Tra le mostre selezionate ricordiamo: Trail Dust, mostra personale presso Canal Projects, New York (2024); The Disoriented Garden… A Breath of Dream, Sàn Art, Ho Chi Minh City (2023); Sa Sa Art Project, Phnom Penh (2024); Jim Thompson Art Center, Bangkok (2024); MUSEION, Bolzano (2024), con il sostegno della Han Nefkens Foundation, dove ha vinto il Southeast Asian Video Art Production Grant 2023. Le sue opere sono state esposte anche a: 11a Triennale d’Arte Contemporanea Asia-Pacifico, Brisbane, Australia (2024); Cloud Chamber, Para Site, Hong Kong (2024); The Spirits of Maritime Crossing (2024), organizzata dalla Bangkok Art Biennale Foundation come evento collaterale della 60a Biennale di Venezia. Altre mostre di rilievo sono: Is it morning for you yet?, 58th Carnegie International, Carnegie Museum of Art, Pittsburgh, USA (2022); State of Absence… Words out there, Manzi Art Space, Hanoi (2021); The Sap Still Runs, Sàn Art, Ho Chi Minh City (2019); Between Fragmentation and Wholeness, Galerie Quynh, Ho Chi Minh City (2018); A Beast, a God, and a Line, Para Site, Hong Kong (2018) e Museum of Modern Art, Varsavia (2018); Dhaka Art Summit (2018); Soil and Stones, Souls and Songs, Para Site, Hong Kong (2017) e Kadist, San Francisco (2016); Across the Forest per Project Skylines with Flying People 3, Nhà Sàn Collective, Hanoi (2016); Gestures and Archives of the Present, Genealogies of the Future, Biennale di Taipei, Taiwan (2016). Collezioni: MUSEION, Bolzano, Italia; Kadist Art Foundation, Parigi e San Francisco; Museo d’Arte Moderna di Varsavia, Polonia; The Nguyen Art Foundation (Vietnam); Post Vidai (Vietnam e Svizzera); Aura Contemporary Art Foundation (Giappone) e altri. LUANA VITRA |Contagem, MG, Brazil, 1995 Luana Vitra (Contagem, MG, Brasile, 1995) è nata e cresciuta nello stato di Minas Gerais, una regione nota per i suoi monumentali paesaggi naturali profondamente modellati dall’attività mineraria industriale. Fin da piccola ha sperimentato le diverse manifestazioni del ferro e della fuliggine. Nata tra la carpenteria – da parte del padre – e la manipolazione delle parole – da parte della madre – la sua pratica emerge da processi che riconoscono le qualità fisiche e i contorni sottili dei materiali, esplorando l’infusione psico-emotiva dei paesaggi. Dalle composizioni realizzate con un’ampia gamma di materiali, gli oggetti-eroe e le installazioni riconfigurano simboli universali e ne elaborano di nuovi, puntando in particolare sulle qualità della materia, evocando temi poetici, mettendo in discussione le soggettività e sollevando questioni politiche. Ha partecipato a mostre collettive nei principali musei brasiliani, come il MASP, il MAM di Rio e il MAR, nonché a mostre internazionali presso la South London Gallery (Regno Unito), Framer Framed (Paesi Bassi) e FCA (Ghana). La sua opera Pulmão da Mina (Polmone della miniera) è stata presentata alla 35a Biennale di San Paolo. Nel 2023 ha tenuto mostre personali, tra cui Giro a Inhotim e As contas do meu rosário são balas deartilharia (I grani del mio rosario sono proiettili d’artiglieria) al Kunstinstituut Melly di Rotterdam. Ha preso parte a residenze internazionali, come La Becque in Svizzera, e ha partecipato a una conversazione pubblica con Nastassja Martin al Centre Pompidou. È stata premiata con il Prince Claus Seed Award (Paesi Bassi, 2022), l’Hartwig Art Production Award (Paesi Bassi, 2023) e il PIPA Prize (Brasile, 2023). Le sue opere fanno parte di importanti collezioni istituzionali, tra cui la Rijks Collection (Paesi Bassi) e la Pinacoteca di San Paolo. YU JI | Shanghai, 1985 Yu Ji ha ottenuto il suo MA dal Dipartimento di Scultura, College of Art della Shanghai University, nel 2011. Attualmente vive tra New York e Shanghai. Le sue creazioni comprendono installazioni, sculture, performance e video, tra cui la scultura è il nucleo del suo lavoro. La pratica attuale di Yu Ji è motivata da un’indagine continua su luoghi specifici con narrazioni geografiche e storiche. Si concentra su idee sviluppate nel tempo, nello spazio e attraverso il movimento, utilizzando solitamente materiali basilari e facilmente reperibili per incorporare l’immaterialità e l’intangibile nell’esistenza concreta. Dal 2008 al 2021, ha co-fondato AM Art Space, uno spazio gestito da artisti a Shanghai, promuovendo la sperimentazione e gli scambi tra artisti. Yu Ji ha esposto a livello internazionale, con mostre recenti, tra cui: Hide Me in Your Belly, Centro Pecci, Prato, Italia (2024); We the singular in multiple ghosts. I the multiple as parts of whole, ICA Institute of Contemporary Art, NYU, Shanghai (2023); A Guest, A Host, A Ghost, OCMA Orange County Museum of Art, Costa Mesa (2023); Miss Shell, Delta, and Two Noughts, CCA Centre for Contemporary Arts, Berlino (2023); Against Shadows Against Shadows / 无视阴影, Sadie Coles HQ, Londra (2022); Wasted Mud, Chisenhale Gallery, Londra (2021). Le mostre collettive recenti: Chine: A New Generation of Artists, Centre Pompidou, Parigi (2024); Sigg Prize 2023, M+, Hong Kong (2023); ATP, 10th Asia Pacific Triennial of Contemporary Art, QAGOMA Queensland Art Gallery, Brisbane (2021); Soft Water Hard Stone, Fifth New Museum Triennial, New Museum, New York (2021). Nel 2021, è stato pubblicato il primo libro d’artista di Yu Ji, Wasted Mud, una pubblicazione bilingue estesa in inglese e cinese mandarino, in occasione della sua mostra personale alla Chisenhale Gallery. Nel 2017, Yu Ji è stata selezionata per il premio Hugo Boss Prize Asia e nel 2023 è stata nominata per il prestigioso Sigg Prize. FONDAZIONE ARNALDO POMODORO Istituita nel 1995, la Fondazione opera secondo la volontà di Arnaldo Pomodoro di creare un luogo aperto alla rilettura dell’arte del Novecento e alla creatività dei giovani artisti, uno spazio collettivo di esperienza viva, che mira a un coinvolgimento, profondo e globale, con le persone e la società. La sua mission è quella di promuovere iniziative di conservazione, valorizzazione, divulgazione scientifica ed educativa del patrimonio artistico e storico di Arnaldo Pomodoro e dell’opera di artisti moderni e contemporanei, italiani ed internazionali. FONDAZIONE ICA MILANO Fondazione ICA Milano – Istituto Contemporaneo per le Arti è una fondazione privata non profit dedicata alle arti e alla cultura contemporanea, alla ricerca e alla sperimentazione, nella quale convergono diverse forze e tipologie di protagonisti del mondo dell’arte: artisti, collezionisti, professionisti del settore, appassionati. Diretto da Alberto Salvadori, ICA è il primo Istituto Contemporaneo per le Arti che sorge al di fuori del mondo anglosassone, situato nell’ex area industriale di via Orobia a Milano. L’attività dell’Istituto si sostanzia in un’offerta alla città e al pubblico, dove condivisione e partecipazione sono le parole chiave per comprenderne l’attitudine. Mostre, editoria d’arte, ceramica, cinema, performance, musica, letteratura, attività seminariali di divulgazione, formazione, educazione e molto altro ancora costruiranno un percorso improntato su interdisciplinarità e transmedialità. Espressione di una precisa identità istituzionale che storicamente mette in relazione l’iniziativa privata con la dimensione pubblica, ICA trova ispirazione nella cultura del give back, ossia restituire per condividere. Venini La storica Fornace veneziana VENINI sostiene da sempre l’arte, una vocazione strettamente connaturata nel suo DNA. La rinomata azienda realizza oggetti in vetro dal design intramontabile grazie all’eccellenza qualitativa, all’alto contenuto artistico e al valore manifatturiero intrinseco. Non stupisce, infatti, che le sue creazioni siano parte delle collezioni permanenti dei musei più importanti del mondo. Nel corso dei suoi cento anni di storia, VENINI è riuscita a far dialogare la cultura millenaria del vetro con la creatività di artisti e designer, promuovendo anche iniziative che valorizzano l’estro dei giovani visionari. VENINI fa parte del Gruppo Damiani, impegnato nella promozione del savoir-faire e l’artigianalità Made In Italy nel mondo. IGPDecaux IGPDecaux è la società leader in Italia per la comunicazione esterna: trasporti di superficie, aeroporti, metropolitane, arredo urbano sono i media a cui applica le proprie soluzioni di comunicazione Out of Home e Digital Out of Home avendo sempre cura che queste si integrino armoniosamente nel contesto urbano per rendere le città più accoglienti, piacevoli, confortevoli. Operando dunque nell’ambito dello Spazio Pubblico Urbano, sostiene le trasformazioni digitali e infrastrutturali delle città in movimento per accompagnarle nel futuro e migliorare la vita quotidiana dei cittadini. |
![]() |