Milano Arte Magazine intervista Vincenzo Comunale

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Vincenzo Comunale: l’arte di scrivere (e ridere) della propria generazione

C’è un momento, in ogni esistenza, in cui tutto è ancora possibile: l’inizio. Quella pagina bianca che può essere promessa o minaccia, capolavoro o lista della spesa. È da questa sottile linea d’ombra che parte “Prima Pagina”, il nuovo spettacolo di Vincenzo Comunale, raffinato e pungente stand-up comedian partenopeo che dopo cinque sold out consecutivi al Teatro Acacia di Napoli e tre repliche in Svizzera, approda ora al Teatro Elfo Puccini di Milano. Poi sarà la volta di Torino, Roma e ancora all’estero tra Spagna e Belgio.

Uno show che è molto più di un monologo comico: scritto e diretto dallo stesso Comunale, “Prima Pagina” esplora il momento più delicato e carico di potenziale di ogni vita. Dalla nascita al primo appuntamento, fino alla genesi metanarrativa dello spettacolo stesso, il comico costruisce un racconto ironico e profondo su cosa significhi uscire dalla propria comfort zone.

A trent’anni appena compiuti, inserito da Forbes nella lista dei 100 under 30 più influenti d’Italia, Comunale incarna perfettamente il ritratto di chi si sente ancora figlio mentre il mondo chiede conto dell’età adulta. Con uno sguardo disincantato, racconta le paure, i sogni e le possibilità che abitano il margine.

L’abbiamo incontrato per parlare di stereotipi su Napoli, del coraggio di esporsi sul palco, del rapporto con l’attualità e di quella generazione sospesa tra sogni e realtà che lui racconta senza retorica. Ecco cosa ci ha raccontato.

1.⁠ ⁠La pagina bianca come metafora centrale “Prima Pagina” esplora gli inizi — la nascita, il primo appuntamento, la genesi dello spettacolo stesso. Ma una pagina bianca può essere liberatoria o paralizzante. Per te, quando hai iniziato a scrivere questo show, era più speranza o paura?

E’ sempre un mix tra le due cose, è quello il bello (ed il tema dello spettacolo). Gli inizi sono sempre affascinanti, perchè non sai dove ti porteranno. E’ tutto potenzialmente bello o brutto, ancora da scoprire. Quando il foglio è ancora bianco tutto è ancora possibile: su quel foglio potrebbero scriverci un capolavoro, una stronzata o la lista della spesa. O tutte e tre le cose insieme, magari.

2.⁠ ⁠Il metanarrativo come scelta coraggiosa Raccontare sul palco la scrittura dello spettacolo mentre lo stai eseguendo è una sfida enorme: rompe la quarta parete e ti espone completamente. Come hai deciso di rischiare questa forma?

Perchè è ciò che mi diverte di più: la verità. Non riuscirei a fare uno spettacolo troppo “costruito”, in cui ignoro totalmente la presenza degli spettatori. Per me abbattere la quarta parete è fondamentale, stare nel “qui ed ora”. Quindi anche la messa in scena dello spettacolo diventa essa stessa argomento da trattare.

3.⁠ ⁠L’attualità integrata nello show Le prime pagine dei giornali del giorno entrano nella performance, rendendo ogni replica unica e irripetibile. Come gestisci il rischio che una notizia pesante — una tragedia, un dramma nazionale — ti arrivi addosso il giorno dello spettacolo?

Ci si prende il rischio. Penso che il comico non possa ignorare la realtà, ha quasi il dovere di raccontarla, provando a riderci su; allo stesso tempo però non bisogna per forza parlare di qualcosa solo perchè è l’argomento del momento, se non si ha nulla da dire è meglio tacere (questo in generale, nella vita, figuriamoci sul palco). Io cerco di capire qual è il mio punto di vista sulle cose, prendo le notizie, gli argomenti, li capovolgo un pò, cerco gli aspetti paradossali, quelli su cui riderci su. Se ci riesco, diventano battute/pezzi, sennò no. Non voglio partecipare all’affannosa corsa del “dire la propria” su tutto. 

4.⁠ ⁠Napoli senza retorica Con i suoi monologhi Comunale ironizza e ribalta gli stereotipi su Napoli, rifuggendo sempre dalla retorica. Eppure il pubblico napoletano ti conosce da vicino, ti misura. È più difficile far ridere chi ti ha visto crescere o chi ti incontra per la prima volta a Milano o Barcellona?

Ogni pubblico è diverso, da sera a sera, di città in città, per cui non è possibile generalizzare e parlare di “pubblico di Milano” (ovvero i Pugliesi) o “pubblico di Napoli”, perché quel pubblico è composto da persone sempre diverse. L’importante è esserne consapevole e cercare di farli ridere, ascoltando le loro reazioni sera per sera e non dando mai nulla per scontato.

5.⁠ ⁠Forbes under 30 e la generazione sospesa Sei nella lista Forbes dei 100 italiani under 30 più influenti. Eppure “Prima Pagina” parla di una generazione sospesa tra sogni e realtà. C’è una contraddizione tra il riconoscimento esterno e il disagio che racconti sul palco, o è esattamente quella tensione che alimenta il tuo lavoro?

La seconda che hai detto. E’ un dato di fatto che la mia generazione è quella che ha più problemi di ansia, che fa meno figli, che ha meno sicurezze in generale. Però abbiamo tiktok… che culo eh?

Ogni generazione ha le sue contraddizioni e problemi, io provo a raccontare la mia in modo naturale, partendo da me.

Si ringrazia Giulio Di Donna per l’ intervista

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Giovanni Manzo
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