Fondazione Elpis | UROBÒRI a cura di In-ruins | Tre giornate di performance, talk e laboratori | 20-21-22 marzo 2026 | Milano

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Fondazione Elpis ospita UROBÒRI, progetto a cura di In-ruins dedicato all’esplorazione dell’incontro tra arte contemporanea e archeologia, articolato in tre giornate dedicate a performance, talk e laboratori da venerdì 20 a domenica 22 marzo 2026, nei nuovi spazi della Villa di Fondazione Elpis.
 
UROBÒRI nasce come estensione ideale di rasotèrra, tema della restituzione della residenza In-ruins 2025 a Canosa di Puglia, conclusa lo scorso ottobre in collaborazione con Fondazione Elpis. Rasotèrra esplorava la soglia tra ciò che affiora e ciò che resta nascosto: un territorio in cui il fondale marino di un tempo è diventato tetto, pavimento, ipogeo; un luogo dove le superfici sono instabili e il tempo si comprime tra discese e risalite. Muovendosi in questo paesaggio inclinato di cave, strade e cantieri, gli artisti hanno trasformato il loro sguardo in strumento di scavo, realizzando interventi site-specific e attraversamenti narrativi, filmici e sonori.
 
Da questa condizione emerge l’immagine dell’urobòro: il serpente che si morde la coda, figura cosmica e tellurica che contiene insieme ciò che ritorna, ciò che sopravvive e ciò che si trasforma. Nell’urobòro convivono tempo antico e futuro imminente, materia organica e traccia simbolica. Il plurale – UROBÒRI – suggerisce una moltiplicazione di questa figura, che si incrina e si sdoppia, aprendo la contemporaneità a sovrapposizioni, frizioni e ritorni. Nel loro insieme, i diversi contributi del programma delineano un campo di indagine comune, dove arte contemporanea e archeologia entrano in relazione mettendo in tensione i propri metodi e genealogie. UROBÒRI si configura così come un dispositivo temporaneo di ricerca e condivisione, in cui l’esperienza della residenza diventa il punto di partenza per tracciare i contorni del campo interdisciplinare che In-ruins stessa, attraverso sette edizioni, ha contribuito a interrogare e immaginare.

Fondazione Elpis Marzo 2024, talk+opening, © Carlotta Magrelli IL PROGRAMMA
La prima giornata si apre venerdì 20 marzo, dalle ore 18.30 alle ore 20.30, con la presentazione di In-ruins e un approfondimento sulle attività realizzate durante le edizioni 2024 e 2025 della residenza tra Calabria e Puglia. Attraverso proiezioni e ascolti condivisi, il pubblico è invitato a entrare nel vivo delle ricerche sviluppate insieme ai residenti. Intervengono: Nabil Aniss, con la lecture performance Excavation of Betrayal, Benedetta Fioravanti, con lo short film L’Azzeruolo e Giuseppe Di Liberto, con l’opera sonora Finché il fuoco non uscirà dal mio petto, finché il fumo non sarà disperso dal vento. È inoltre prevista una conversazione tra Savannah Sather Marquardt (PhD Yale University / residente 2024) e Steffi Stouri (curatrice / residente 2025), come momento di confronto tra pratiche e prospettive di ricerca. La giornata si conclude con il live sound Promenade – Reverse di Ramona Ponzini (20.00–20.30), un lavoro costruito per stratificazione di registrazioni e voce dal vivo che mette in relazione memoria sonora, spazio e presenza. Il progetto è un adattamento dell’opera digitale e installativa realizzata per il Castello di Rivoli nel 2023, in dialogo con Yurupari – Rheinsberg Room (1984) di Lothar Baumgarten. Nella versione live, le registrazioni originali si intrecciano alla lettura dal vivo dei testi dei cartigli che compongono Yurupari, a partire dalle trascrizioni del 1984 conservate presso il Centro di Ricerca del museo.
L’incontro è moderato da Nicola Guastamacchia e Nicola Nitido.
 
La seconda giornata di sabato 21 marzo è dedicata all’approfondimento del dialogo tra arte contemporanea e archeologia, attraverso una serie di contributi teorici provenienti da ambiti differenti. Dalle 17.00 alle 19.00 si susseguono interventi di 20 minuti ciascuno, che affrontano temi quali l’archeologia del contemporaneo, la figura dell’artista come archeologo, il ruolo del museo e la questione della copia, a partire da ricerche, pubblicazioni e casi studio recenti. Intervengono: Nastassja Simensky, artista e coordinatrice dell’Archaeology-Heritage-Art Research Network (AHA) presso University College London, con Il Network AHA di UCL, a partire dalle attività sviluppate da AHA (partner di In-ruins dal 2023); Giuliano De Felice, professore di Archeologia digitale e Archeologia dell’età moderna e contemporanea presso l’Università degli Studi di Bari, con Oggetti smarriti. Archeologia del contemporaneo tra reperti, luoghi e paesaggi, a partire dai volumi Archeologie del contemporaneo (Carocci, 2023) e L’archeologia del contemporaneo in 10 oggetti (Laterza, 2024); Massimo Maiorino, professore di Museologia presso l’Università degli Studi di Salerno e collaboratore della Fondazione, con Vitali anacronismi. Intersezioni tra archeologia e arte contemporanea, a partire dal libro L’artista come archeologo (Arshake, 2020); Vincenzo Estremo, teorico dell’immagine e Course Leader del PhD in Artistic Practice NABA, con Templi, copie e cose di ideologia massimalista, una riflessione sulla “copia” archeologica nel contemporaneo a partire dal tempio-ristorante di Savaris a Teverola.
Conclude la giornata, la performance L’assente di Miranda Secondari (19.30–20.00), in cui viene introdotta una riflessione corporea sul tempo, la latenza e la soglia tra presenza e ambiente. La performance si sviluppa come una sequenza lenta e rigorosa, attraversata da brevi scarti che interrompono e incrinano la sospensione.
 
Le giornate di sabato 21 e domenica 22 ospitano due sessioni di laboratorio di scrittura profetica, articolate su due turni (10.00–13.00; 14.00–17.00), condotte da Bartolomeo Cafarella, libraio e scrittore, a cura di Esposizione Sud-Est (progetto di Donato Loforese e Patrizia Mastrapasqua). Per “scrittura profetica” si intende una postura corpo-mente che consente alla parola di emergere da stati meditativi, rituali e non lineari. Il laboratorio prevede meditazioni guidate, esercizi di scrittura, momenti di sospensione del linguaggio ordinario e un breve lavoro collettivo sul rapporto tra immaginazione, ascolto e temporalità. L’obiettivo è introdurre una dimensione esperienziale in dialogo con i talk e con le opere presentate.
Il laboratorio è su iscrizione (max 15 partecipanti). Per partecipare è necessario inviare una mail all’indirizzo esposizionesudest@gmail.com.
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  FONDAZIONE ELPIS
Fondata nel 2020 da Marina Nissim, imprenditrice e collezionista, Fondazione Elpis sostiene la produzione artistica contemporanea con un’attenzione particolare alle nuove generazioni, attraverso un programma articolato di mostre, residenze, laboratori, incontri e progetti diffusi sul territorio nazionale.
L’attività della Fondazione si sviluppa come piattaforma di ricerca e sperimentazione, capace di mettere in dialogo contesti, pratiche e linguaggi diversi, con uno sguardo rivolto a scenari che si collocano anche al di fuori dei circuiti tradizionali dell’arte contemporanea.
Con sede a Milano, nel quartiere di Porta Romana, Fondazione Elpis opera attraverso un sistema di spazi complementari dedicati all’esposizione, alla residenza e alla sperimentazione laboratoriale, pensati per accompagnare il lavoro degli artisti in fasi diverse del processo creativo.
L’identità della Fondazione è strettamente legata a Una Boccata d’Arte, progetto nazionale diffuso che dal 2020 ogni anno coinvolge 20 artisti e artiste italiani e internazionali nella realizzazione di interventi site-specific in 20 borghi italiani, uno per ogni regione. Nato dall’incontro diretto di giovani artisti con i luoghi e le comunità locali, il progetto promuove una pratica artistica fondata sulla relazione e sulla valorizzazione del patrimonio culturale e sociale dei territori.
 
IN-RUINS
Promosso da Archeofuturo APS dal 2018, In-ruins è un programma di residenza dedicato a esplorare le potenzialità dell’incontro tra arte contemporanea e archeologia attraverso il transitorio insediamento di artisti, curatori e ricercatori nei pressi di siti monumentali del meridione. In-ruins ripensa il territorio attraverso il suo passato, rende antiche rovine luoghi di incontro e porta, nel cuore di territori marginali, la sperimentazione urgente e attuale di creativi internazionali. Affondando le proprie radici in un pensiero meridiano e mediterraneo, il progetto mira a raccontare e valorizzare non solo il patrimonio archeologico ma anche le tradizioni, i miti e le storie delle comunità stesse che da sempre lo custodiscono.
 
BIOGRAFIE In-Ruins
MARIA LUIGIA GIOFFRE’ artista e ricercatrice, integra discipline quali performing arts, curatela, arte visiva e scrittura. Formatasi presso Central Saint Martins, UAL, Londra, nel triennio 2024-27 consegue il PhD presso Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma, con borsa co-finanziata da Accademia Belle Arti di Torino e Teatro Stabile Di Torino. Attiva come artista, regista, ricercatrice e curatrice, il suo lavoro e ricerca ha attraversato contesti istituzionali e indipendenti tra cui: Henry Moore Foundation (Uk, 2026); Royal Conservatoire Antwerp (BE, 2026); Tanzquartier Wien (AT, 2026); Great North Museum (UK, 2025); Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia (IT,2025); Kunstfort (NL, 2025); Fondazione Imago Mundi (It, 2025); Primavera dei Teatri (It, 2024); Base Milano (It, 2024); La Biennale Di Venezia – Teatro (IT, 2023). Collabora come artista per l’Italia con Biennale des Jeunes Créateurs d’Europe et de la Méditerranée per Contested Desires (2024-26). E’ fondatrice e curatrice della sezione performativa di In-ruins.

NICOLA GUASTAMACCHIA è un artista e curatore che lavora sui rapporti tra arte, storia e politica nel contesto europeo e mediterraneo. È dottorando in “Scienze della Produzione Artistica e del Patrimonio” presso l’Accademia di Belle Arti di Catania e ha una formazione interdisciplinare tra giurisprudenza e arti visive, con studi all’Università di Glasgow e alla Kingston School of Art, dove ha frequentato il Centre for Research in Modern European Philosophy (CRMEP). Tra il 2018 e il 2021 è stato Exhibitions Manager presso Richard Saltoun Gallery a Londra. È co-fondatore di VOGA Art Project (Bari) e direttore della residenza In-ruins. Nel 2020 ha ricevuto il premio Cantica 21 promosso dal Ministero della Cultura, con mostre alla Fondazione Pino Pascali e all’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi nel 2021. Nel 2022 ha vinto il Premio Fondazione Ducci (Roma) dopo aver partecipato alla residenza SeaCrossArt a Fez, in Marocco. Il suo lavoro è stato presentato in istituzioni e contesti internazionali, tra cui l’Istituto Italiano di Cultura di Londra e l’Ambasciata d’Italia ad Ankara. Attualmente sta svolgendo un periodo di ricerca presso Universiteti i Arteve di Tirana.

NICOLA NITIDO è un curatore e ricercatore indipendente, formato in Semiotica dell’Arte a Bologna e in Museologia e Patrimonio Culturale tra Madrid e Roma. I suoi interessi di ricerca includono teorie di genere, studi museali e storie delle collezioni, nonché storie delle migrazioni e di diaspore, con approcci multidisciplinari che intrecciano storia dell’arte e antropologia. Oltre all’attività di curatela, svolge la professione di guida turistica, con focus su produzione e di ricerca, per clienti italiani e stranieri, pubblici e privati. Dal 2021 è coordinatore e curatore di In-ruins.

BIOGRAFIE ARTISTI
NABIL ANISS (Meknes) è un artista che lavora con le immagini in movimento e che esplora le intersezioni tra liberazione politica, insurrezione e le confraternite mistiche eterodosse del Marocco. Attraverso una pratica che fonde documentario, poesia e indagine d’archivio, il suo lavoro analizza il modo in cui suono, danza, trance e automutilazione trasformano i corpi marginalizzati in catalizzatori di sedizione e di disarticolazione collettiva, inquadrando la sofferenza come forza estetica e politica all’interno degli immaginari Gnawa, Hmadcha e Issawa. Il suo lavoro è stato presentato presso New Radicalisms Biennale (Rotterdam), Cypher Gallery (Atene), Le 18 (Marrakech), Scuola Piccola Zattere (Venezia), Instants Vidéos (Marsiglia), Arka Arka Gallery (Vienna), Centrale for Contemporary Art (Bruxelles), NODOCCS Video Art Festival (Caracas) e Texture Museum (Kortrijk). Ha svolto residenze artistiche presso Tabakalera (San Sebastián), Studio Florida (Genova), In-Ruins (Matera), V2_ Lab for the Unstable Media (Rotterdam), a.pass – Artistic Research Platform (Bruxelles) e UNIDEE presso Cittadellarte – Fondazione Pistoletto (Biella).
 
GIUSEPPE DI LIBERTO (Palermo) è un artista visivo che vive e lavora a Venezia. La sua pratica si sviluppa attraverso un approccio multidisciplinare; la sua ricerca attuale si concentra sul tema della morte e sulle sue declinazioni socio-antropologiche nell’area mediterranea, così come su questioni legate alle visioni apocalittiche contemporanee. Nel 2025 è stato vincitore del PAC (Piano per l’Arte Contemporanea) con l’opera A volte è strana la vita (marcia funebre neomelodica), acquisita nella collezione dell’Istituzione Bevilacqua La Masa. Ha partecipato a numerose residenze artistiche nazionali e internazionali, tra cui: Fundación BilbaoArte (Bilbao, 2025), In Ruins in collaborazione con Fondazione Elpis (Canosa di Puglia, 2025), Nuovo Grand Tour (CRAC Sète, 2023), Palazzo Monti (Brescia, 2022) e Fondazione Bevilacqua La Masa (2020). Il suo lavoro è stato esposto in diverse istituzioni pubbliche e private, tra cui: Galleria Internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro (Venezia, 2026), Barbati Gallery (Venezia, 2026), Jiangxi Art Museum (Cina, 2026), CAA Art Museum (Hangzhou, Cina, 2025), Fondazione Merz (2024), La Quadriennale di Roma (2022–23), Mercerie (Bruxelles, 2023), Fondazione Imago Mundi (2021), The Address Gallery (2022), Fondazione Bevilacqua La Masa (2021) e Galleria Poggiali (2021–2024).
 
VINCENZO ESTREMO è Ph.D. internazionale in studi sui media, sul cinema e sulla comunicazione presso l’Università di Udine e la Kunstuniversität Linz. Attualmente è PhD Course Leader a NABA (Milano) per il PhD in Artistic Practice, in collaborazione con l’Università di Göteborg e il Dottorato AFAM. Teorico dell’immagine in movimento, scrive regolarmente per Il Tascabile e Che fare? Nel 2026 ha vinto i Flash Art Award nella sezione Scrittura. Ha pubblicatoExtended Temporalities. Transient Visions in Museum and Art (Mimesis International, 2016), Albert Serra, cinema, arte e performance (Mimesis Edizioni, 2018), Teoria del lavoro reputazionale (Milieu Edizioni, 2020), Indistinzione (PS editore, 2023), Variante digitale (postmedia books, 2024) e Cronofagia e Media (Meltemi, 2024).+
 
SAVANNAH SATHER MARQUARDT (USA) è archeologa e dottoranda in Storia dell’arte e Archeologia presso Yale University. La sua ricerca sulle poleis coloniali dell’Italia meridionale indaga il ruolo dell’arte funeraria nella costruzione di relazioni localizzate tra vivi, terra e morti nel V e IV secolo a.C., sviluppando una prospettiva postumana e culturalmente eterogenea sulla “Magna Grecia”. Con base tra Atene e Napoli, collabora con artisti che lavorano con tradizioni artigianali di origine antica, scrivendo testi critici e riflessioni creative ibride sui processi artistici. Il suo lavoro è attraversato da un interesse per il decadimento dei confini – tra temporalità, identità, umano e non umano – inteso come processo generativo capace di liberare nuovi immaginari sull’antichità. Ha conseguito una laurea in Studi Classici presso Princeton University e un master in Storia dell’Arte presso il Williams College e il Clark Art Institute. Il suo lavoro ha ricevuto il Gruen Prize (2022) e l’Alice Derby Lange Prize (2024), ed è stata nominata Charlotte Newcombe Fellow per la ricerca su religione ed etica. Nel 2025 ha partecipato alla Winter School dell’École du Louvre. I suoi testi sono apparsi su Eidolon e Hyperallergic.
 
BARTOLOMEO CAFARELLA Ha pubblicato racconti, articoli e saggi su diverse riviste e giornali. Si occupa soprattutto di filosofia dell’animalità, antropologia, storia delle religioni e tradizioni native. L’attento lavoro svolto sulla figura e sugli scritti di René Daumal lo ha portato a firmare la prefazione a Controcielo (Edizioni Tlon, 2020) e la postfazione a La Guerra Santa (Ursae Coeli, 2021). I suoi ultimi lavori sono: il saggio Il simbolo tace. Il dio fanciullo e l’accordo supremo (DITO publishing, 2020) contenuto nell’omonimo pamphlet, Opera animale. Appunti sul teriantropismo e sulla metamorfosi (Edizioni Volatili, 2021) e uno dei reportage narrativi del libro È giusto che finisca così (CTRL, 2023) incentrato sulla Biblioteca del Lupo in Valchiusella. Pratica Kundalini Yoga e Sat Nam Rasayan da diversi anni. Studia e usa tecniche di tarologia e di scrittura automatica, come forme di cura e di espressione del sé.
 
GIULIANO DE FELICE è professore associato (SSD ARCH/01 G) presso il Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica (DIRIUM) dell’Università degli studi di Bari ‘Aldo Moro’, dove insegna Archeologia digitale e Archeologia dell’età moderna e contemporanea. Laureato in lettere classiche presso l’Università di Bari, ha conseguito il baccalaureato presso il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e il dottorato di ricerca presso l’Università di Lecce. Ha preso parte a numerosi progetti di ricerca archeologica in Italia e all’estero, ha partecipato come relatore a numerosi convegni nazionali ed internazionali ed è stato team manager in progetti di ricerca dedicati al tema del digitale per i beni culturali. Attualmente è principal investigator di ‘On the edge’, il primo progetto di ricerca di interesse nazionale (PRIN) integralmente dedicato all’archeologia del contemporaneo, codirettore delle indagini archeologiche presso il sito del Campo 65 (Altamura, BA), il più grande campo di prigionia dell’Italia fascista e direttore delle indagini nell’aeroporto americano della Seconda guerra mondiale di Pantanella (Canosa, BT). Ha pubblicato oltre cento contributi scientifici e divulgativi che spaziano dall’archeologia digitale all’archeologia del contemporaneo. Tra le sue pubblicazioni recenti: Archeologie del contemporaneo. Paesaggi, contesti, oggetti. (Carocci 2023); ⁠⁠L’archeologia del contemporaneo in 10 oggetti. (Laterza, 2024)
 
BENEDETTA FIORAVANTI (Ascoli Piceno) lavora principalmente con immagini in movimento e progetti site-specific. Nel 2025 ha preso parte alla residenza In-Ruins in collaborazione con Fondazione Elpis; nello stesso anno ha presentato il suo lavoro tra Los Angeles (Authorized Dealer Gallery / Now Instant) e Venezia (Spazio Punch) e ha realizzato una mostra personale da MEGADUE a Bologna. Ha partecipato alla 15ª Biennale dell’Avana (2024) ed è stata selezionata per programmi di residenza e ricerca come Wonderful! Art Research Program (Firenze) e Nuovo Grand Tour del MiC (2023). Il suo lavoro è stato esposto in istituzioni e spazi come Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Microclima, Fondazione Stelline, MART Rovereto e Careof Milano. Residente In-ruins 2025.
 
DONATO LOFORESE è designer e artista visivo attivo dal 2014. Opera nell’ambito della comunicazione visiva come direttore artistico dello studio di progettazione grafica Co- Co, per il quale ha curato progetti di comunicazione per associazioni culturali, fondazioni e aziende. È co-fondatore del duo Polisonum, attivo nelle pratiche artistiche contemporanee. Con Polisonum ha partecipato a mostre e progetti espositivi presso musei, fondazioni e festival nazionali e internazionali, tra cui Una boccata d’arte (AV), Fondazione Volume (Roma), Kunst Halle Sankt Gallen (Svizzera), Palazzo Altemps (Roma), Palazzo Pallavicini (Bologna), Romaeuropa Festival (Roma), OTO Sound Museum Zurich (Svizzera) e The Others (Torino).  Nel 2023 Polisonum è risultato vincitore dell’Italian Council, Edizione 12 (Committenza internazionale e acquisizione di opere), con il progetto Superimposition, acquisito dal Museo MAMbo di Bologna. I lavori del duo sono stati pubblicati in volumi e riviste specializzate dedicate all’arte contemporanea. Dal 2012 fa parte del gruppo Dynamis, attivo nel campo del teatro e delle arti performative a Roma.  Ha collaborato a progetti artistici con l’Università La Sapienza di Roma e il Politecnico di Torino. Dal 2023 è co-fondatore di Esposizione Sud Est, spazio di ricerca dedicato alle pratiche artistiche contemporanee.
 
MASSIMO MAIORINO Massimo Maiorino è ricercatore di tipo B per il settore L-ART/04 presso il DISPAC – Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università di Salerno. È Dottore di ricerca in Metodi e metodologie della ricerca archeologica, storico-artistica e dei sistemi territoriali (2015) ed è stato borsista e docente a contratto presso il DISPAC dell’Università di Salerno. Nel 2020 ha ottenuto l’Abilitazione Scientifica Nazionale a professore di II fascia nel settore 10/B1 (Storia dell’arte). Ha conseguito il Diploma di Alta Formazione in Storia dell’Arte presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli (2010) ed ha vinto nel 2011 il premio nazionale “Floriana Causa” per giovani studiosi di Storia dell’Arte. Storico e critico dell’arte, ha collaborato con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e con l’Istituto Centrale per la Grafica di Roma ed ha pubblicato numerosi saggi e contributi occupandosi in particolare dei rapporti che negli ultimi decenni intercorrono tra arte, critica e sistemi espositivi. Tra le sue pubblicazioni recenti, le monografie Il Museo Hermann Nitsch. Archivio e laboratorio di Museologia (Paparo Editore, 2023), La pianta dal fiore giallo. Beuys a Napoli (Artem, 2022), L’artista come archeologo. Uno scavo nell’arte italiana del XXI secolo (Arshake, 2020), Il dispositivo Morandi. Arte e critica in Italia 1934-2018 (Quodlibet, 2019), oltre a saggi ed articoli su riviste e contributi in volumi e cataloghi. Collabora con la Fondazione Menna curando la rassegna Arte di Sera. È socio della SISCA – Società Italiana di Storia della Critica d’Arte.
 
PATRIZIA MASTRAPASQUA è una UI/UX designer e illustratrice con base in Italia. La sua formazione si colloca tra progettazione, arti visive e pratiche illustrative. Nel 2020 ha conseguito un Master in UX/UI Design presso la Talent Garden Innovation School. In precedenza, si è diplomata in Decorazione all’Accademia di Belle Arti di Bari e, nel 2012, ha completato un Master in Illustrazione presso MiMaster, a Milano. Dal 2023 è attiva nell’ambito dell’arte contemporanea e delle residenze d’artista in qualità di curatrice per il progetto Esposizione Sud Est, con sede in Puglia, all’interno del quale sviluppa percorsi di ricerca e pratiche espositive. Il suo lavoro si caratterizza per un approccio trasversale che integra progettazione grafica, ricerca visiva e pratiche sia digitali che analogiche.
 
RAMONA PONZINI è sound artist, curatrice e nipponista. L’esordio risale al 2005 con il progetto Painting Petals On Planet Ghost, incentrato sulla poesia giapponese come fonte privilegiata di testi musicabili, che approda su PSF Records, etichetta nipponica di culto di artisti quali Keiji Haino e Kaoru Abe. Ha collaborato con figure di spicco quali Lee Ranaldo dei Sonic Youth, Maurizio Bianchi e il percussionista industrial Z’ev. Il suo progetto solista consiste in inusuali DJ set contaminati da interazioni vocali e collage sonori. Le sue performance e le sue opere sonore sono state ospitate dal Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea, dal MACRO-Roma, OGR Torino, Towner Eastbourne, MAO-Torino, MAXXI L’Aquila, MEGADUE-Bologna. Ponzini è anche critica d’arte e cinematografica. Nel corso degli anni ha pubblicato i suoi articoli su Flash Art, Artribune, Duels, Il Foglio Arte, Domus, The Wire.  
 
MIRANDA SECONDARI è una coreografa e performer. La sua pratica coreografica è orientata verso movimenti precisi e dilatati nel tempo che portano all’emersione di immagini inattese e al raggiungimento dello stato di presenza come forma di resistenza. Il lavoro sul corpo, sospeso tra immobilità e mobilità, esplora la dicotomia tra soggetto e oggetto e mette in evidenza la relazione tra corpo e spazio. L’intervento performativo dialoga e si relaziona con lo spazio dato, mentre oggetti, costumi e suoni in scena assumono un valore simbolico. Laureata in Architettura dei Giardini e Paesaggistica, intreccia nella sua esperienza performance, coreografia e arti visive. Le sue più recenti creazioni, L’assente e GHERMINELLA, sono state presentate in festival, gallerie e fondazioni in Italia.
 
NASTASSJA SIMENSKY è docente presso la Nottingham Trent University e ha conseguito il PhD in Fine Art presso la Slade School of Fine Art, University College London. È un’artista la cui ricerca si concentra sul lavoro sul campo, sul patrimonio critico e sugli impatti diseguali dei regimi energetici globali e dei processi estrattivi. La sua pratica si sviluppa spesso in forma collaborativa, coinvolgendo artisti e non artisti (tra cui archeologi, lavoratori di centrali elettriche, musicisti e radioamatori) nella realizzazione di opere autoriali e co-autoriali. Simensky coordina l’Archaeology-Heritage-Art Research Network, una piattaforma che indaga le politiche e i processi dell’archeologia per informare pratiche artistiche situate. È inoltre collaboratrice di MOIST, casa editrice indipendente dedicata alla narrativa letteraria, alla saggistica creativa e alla poesia. 
 
STEFFI STOURI (Atene) è una ricercatrice e curatrice la cui pratica si sviluppa attorno alle epistemologie femministe e postcoloniali, alle risonanze sonore e alle trascrizioni d’archivio. I suoi progetti curatoriali si concentrano spesso sul dialogo tra arte contemporanea, archeologia ed esperienza incarnata. Attualmente collabora con il Museo Nazionale di Arte Contemporanea (ΕΜΣΤ) in Grecia, curando programmi educativi e di public engagement. Ha curato Polyrhythmia in Paper (2026) presso la biblioteca ILFR del Nasjonalmuseet di Oslo, Norvegia; Otherlands (2024) nel sito archeologico dell’Heraion di Perachora; ed è stata curatorial associate del programma di arti visive Unboxing Callas (2023) del Teatro Nazionale Greco dell’Opera. Nel 2025 ha partecipato alla residenza In-ruins, durante la quale ha curato un intervento presso il sito archeologico di Pietra Caduta a Canosa di Puglia, Italia. Ha inoltre ricevuto la borsa di ricerca ARCAthens NOLA/NYC Fellowship, conducendo una ricerca sul potenziale del suono come medium artistico per la narrazione riparativa e la resilienza delle comunità a New Orleans e New York City. È in possesso di un Master of Arts in Museum Studies presso l’Università di Amsterdam e di una Laurea in Storia e Filosofia della Scienza conseguita all’Università di Atene.
 
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Giovanni Manzo
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