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Arte e cultura a Milano

Ritorna Rigaff: una street art politico-sociale che interroga la città
La nuova opera di street art dell’artista prende forma in Viale Monza, a Milano, sotto il ponte della ferrovia all’altezza della fermata Rovereto (MM1).”Crucifixio”, parte della collezione Politic POP, affronta temi di identità, esclusione e cambiamento sociale.
Milano, 22 dicembre – A ridosso delle festività, nel momento in cui tutto sembra richiedere leggerezza e rassicurazione, Rigaff sceglie consapevolmente un’altra direzione.
La nuova opera entra nella collezione Politic POP con il numero 12 e un sottotitolo che è già una dichiarazione di intenti: “Crucifixio”. Il richiamo al latino, lingua della memoria e del sacro, apre a una dimensione che va oltre l’immagine, introducendo una riflessione profonda e disturbante. L’impatto visivo è immediato e destabilizzante.
Con “Crucifixio”, Rigaff mette in scena il diverso: colui che viene isolato, giudicato, sacrificato sull’altare di una morale solo apparentemente condivisa. Una morale fragile, fondata su perbenismo e ipocrisia, che ha bisogno di un colpevole per continuare a esistere. Se Gesù fu crocifisso per la sua visione rivoluzionaria, oggi chi è il nuovo corpo da esporre? Chi è il nuovo bersaglio di una società che teme il cambiamento?
L’opera diventa così simbolo di un’evoluzione silenziosa ma inarrestabile: quella del pensiero, dei costumi, dell’identità. Un invito a superare categorie, etichette e stereotipi per riconoscerci simili nella nostra comune umanità. Ed è proprio questa possibilità di libertà a spaventare chi resta aggrappato a modelli superati.
Non è casuale che “Crucifixio” trovi spazio all’interno di uno dei luoghi più iconici della produzione di Rigaff: la “Saga Trump”, in Viale Monza, sotto il ponte della ferrovia, all’altezza della fermata Rovereto della Metropolitana Linea 1. Qui la street art smette di essere semplice intervento urbano e si trasforma in un racconto stratificato, una vera e propria caverna contemporanea in cui le immagini parlano dell’uomo del XXI secolo.
Dal 2018 Rigaff ha trasformato questo spazio in un santuario laico: un diario murale che intreccia politica, società, religione e costume. La “Saga Trump” non è solo il ritratto di un leader controverso, ma uno specchio in cui la collettività può riconoscere le proprie paure, contraddizioni e fragilità.
Attraverso ironia e sarcasmo, l’artista riesce a tenere insieme leggerezza e profondità, intrattenimento e riflessione, provocazione e spirito critico, senza mai scadere nella banalizzazione.
Se dal muro emerge il pensiero, l’immagine invita a porsi domande.
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