| La mostra attinge dall’Archivio storico di Galleria Campari, custode di una varietà unica e stratificata di materiali visivi, e illustra un percorso del fenomeno in relazione alla comunicazione del marchio. Dai primi passi nell’industria cinematografica negli anni ’10 quando la settima arte è ancora muta e in bianco e nero, fino agli anni ’60 e oltre, quando il fenomeno del divismo si trasforma per effetto delle nuove forme di comunicazione. Documenti originali, a opera di artisti e illustratori come Fortunato Depero, Ugo Mochi, Marcello Dudovich, Bruna Matelda Moretti (Brunetta), Giorgio Muggiani, Franz Marangolo e molti altri, costituiscono l’ossatura del percorso espositivo, ritmando cronologicamente e iconograficamente una vicenda che ripercorre la parabola novecentesca del divismo, dalla dimensione aspirazionale espressa dai protagonisti dell’inizio del XX secolo alla successiva evoluzione di dive e divine in figure del desiderio più vicine alla realtà, sino alle nuove icone dell’era del boom economico. La mostra si focalizza sulle modalità di rappresentazione della figura del divo attraverso linguaggi e media diversi, esponendo bozzetti, foto di scena, ritratti, spot, cinegiornali, caroselli e riviste che si intrecciano attraverso le sale della Galleria con un mosaico di immagini in una successione pensata per nuclei tematici. Sullo sfondo, la storia della comunicazione, della pubblicità e della moda nel nostro Paese e nel mondo. Oltre alle opere provenienti dall’Archivio storico, la mostra ospita prestiti dal Museo Nazionale del Cinema di Torino, da Magnum Photos – con una selezione dell’iconica serie ‘Jump’ di Philippe Halsman e del lavoro di Eve Arnold, Burt Glinn e David ‘Chim’ Seymour -, dall’Archivio Luce Cinecittà, dal Centro Studi e Archivio della Comunicazione Università degli Studi di Parma, dalla Collezione Bortone Bertagnolli, dalla Collezione Dario Cimorelli, da Vogue, ©Condé Nast e dal Ministero della Cultura – Pinacoteca di Brera – Biblioteca Nazionale Braidense di Milano. Dalla definizione temporale della nascita del fenomeno divistico e del suo sviluppo nel corso del Novecento, si passa al suo impatto nell’immaginario collettivo grazie anche all’intervento della pubblicità, fino all’avvento di nuovi linguaggi espressivi, che spingono verso una riconfigurazione del divismo, tra dimensione umana e icona pop. |
© Nicola Bernardi / Sete Studio |
| Nel regno della celluloide, prima sezione del percorso espositivo, si ripercorrono gli esordi dell’industria cinematografica negli anni Dieci del Novecento, quando i volti senza nome dei protagonisti dei film delle origini divengono attori e attrici capaci di emergere al punto di conquistare lo statuto di divi. Il fenomeno del “Diva Film” si afferma in Italia con interpreti quali Pina Menichelli, Francesca Bertini, Lyda Borelli che contendono alle grandi cantanti liriche l’appellativo che fino a quel momento caratterizzava la sola scena operistica. La promozione della “Diva” richiede servizi fotografici, abiti di moda, cartoline autografate, pose e posture che riecheggiano o rielaborano le iconografie diffuse dalla grafia pubblicitaria o dalle copertine delle riviste. Le immagini delle prime star del firmamento cinematografico divengono maschere nei bozzetti di Brunetta e si riverberano in diverse grafiche pubblicitarie per Campari, moltiplicandosi poi in fotografie autografate e in album di vedettes. Manifesti pubblicitari e affiches divulgano iconografie comuni, come quella del bacio illustrato di Marcello Dudovich per Campari immortalato nel cinema da mille inquadrature, o vengono ripresi da foto di scena o scatti d’autore, mentre le ombre di Ugo Mochi evocano in silhouettes i sogni del cinema come cornici ideali per sorseggiare un Campari. Nella sezione successiva, Figure del desiderio, irrompe lo star system hollywoodiano, che dalla metà degli anni Dieci fino alla fine degli anni Venti è capace di produrre e diffondere icone in grado di interpretare e modellare aspirazioni e stili di vita. Dentro e fuori dallo schermo, le star vivono di tratti che provengono da un lato dai personaggi interpretati, dall’altro dalle loro biografie – reali o costruite ad arte – veicolati da ritratti, cronache, cinegiornali. Moda, pubblicità e cinema trovano crescenti occasioni e forme di scambio, contribuendo a diffondere immagini seducenti a cui aspirare o in cui identificarsi. I divi e le dive del cinema italiano degli anni Venti e Trenta, così come gli attori che traghettano le istanze neorealiste emerse con la Seconda Guerra Mondiale veri i generi degli anni Cinquanta, condividono con i voti delle reclames le stesse silhouettes e posture, i medesimi capi di abbigliamento, lo stile visivo. Le pubblicità Campari, nei bozzetti di Giorgio Muggiani e Enrico Sacchetti, nelle grafiche di Sergio Tofano o di Fortunato Depero, nelle illustrazioni dei periodici e delle riviste di moda disegnano scenari di desiderio intercambiabili con quelli evocai dal cinema, mentre l’editoria popolare favorisce il culto del consumatore con cineromanzi, album di figurine e altre possibili future reliquie. In Oltre lo schermo, terza sezione della mostra, si assiste alle profonde trasformazioni sociali e ideologiche che dal secondo dopoguerra conducono verso le dinamiche rivoluzionarie degli anni ’60, che si riflettono e vengono a loro volta nel cinema. La fabbrica dei sogni non solo conosce significative modifiche a livello produttivo, anche in seguito alla diffusione della televisione, ma allo stesso tempo opera una revisione di generi e temi, personaggi, autori e interpreti. A Hollywood emerge una nuova generazione di divi e attori, mentre le produzioni europee muovono verso forme di “nuovo cinema” che propongono interpreti inediti o ricodificano l’immagine di attori già noti. Negli scatti che ritraggono le star del tempo, una maggior vicinanza alla realtà convive con nuove forme di glamour, così come i servizi giornalistici e i reportage non rinunciano a effetti di stile, a sguardi di autore. È il caso degli scatti di Angelo Frontoni che dagli anni Cinquanta sino agli anni Novanta realizza servizi fotografici per diverse testate giornalistiche internazionali, mostrando un divismo oltre lo schermo che via via si tinge di pop. L’inconfondibile sguardo di Frontoni ritrae i maggiori attori italiani – Gina Lollobrigida, Monica Vitti, Claudia Cardinale, Marcello Mastroianni e molti altri – insieme a nuove star internazionali come Anita Ekberg, Jane Fonda e Brigitte Bardot, contribuendo a definire le identità in trasformazione dell’epoca. Con queste immagini, i bozzetti colorati delle pubblicità Campari di Franz Marangolo, o la grafica di Crepax, sembrano entrare in dialogo diretto, mostrando personaggi, modi e mode che ci raccontano il nuovo immaginario. |
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| La quarta sezione, Icons, illustra un’ulteriore evoluzione: le star della modernità elaborano l’eredità del divismo classico interpretando le spinte e le istanze delle “nuove onde”, sullo sfondo di una cultura che in modo crescente guarda al divo come testimone e simbolo di una società in fermento. Ma è una sempre più potente rete mediale ad assicurare ai divi la possibilità di assurgere a icone di un’epoca di cambiamenti. Una nuova generazione di star introduce anche a livello fisico forti trasformazioni – come per le figure stilizzate di Audrey Hepburn o Jean Seberg – proponendo diversi modelli di sensualità e identità emergenti – da James Dean a Brigitte Bardot – mentre star di lungo corso riescono a rigenerare e a fissare un’aura destinata a durare, come nel caso di Sophia Loren. Le nuove forme fisiche, le nuove mode pervadono anche le immagini pubblicitarie, come nei bozzetti di Marangolo per Campari, che esprimono al meglio lo stile della nuova iconosfera. Fotografi di primo piano di agenzie internazionali come Magnum Photos immortalano in modo inconsueto le star del momento, così come ne catturano in alcuni casi l’inquietudine, come per gli scatti di Eve Arnold dedicati a Marilyn Monroe. Accanto alle star, gli auteurs più importanti vengono a loro volta iconizzati dai media, dai servizi fotografici, dalle cronache. Se Federico Fellini è una celebrity, Alfred Hitchcock è un’icona vivente. La fine di un’epoca, e al contempo l’inizio di nuove configurazioni mitologiche, vengono in qualche modo siglati dal destino tragico di James Dean e di Marilyn Monroe, icone moderne e contemporanee che continuano ancora oggi a generare devozione. La mostra si chiude con Jump!, un approfondimento dedicato al lavoro del fotografo Philippe Halsman: “Con un salto, la maschera cade. La persona reale si rende visibile”. Le trasformazioni iconografiche e simboliche dell’immaginario divistico del Novecento hanno progressivamente modificato la dimensione aspirazionale caratteristica della stagione classica del fenomeno. I volti assoluti, le maschere divine dei primi decenni hanno nel tempo lasciato il posto a fisionomie dinamiche, capaci di intercettare e interpretare pulsioni e desideri più vicini al quotidiano, senza rinunciare a elaborare nuove modalità di attestazione, in sintonia con i contesti socioculturali di riferimento. Tra destrutturazioni e riconfigurazioni, il divismo resta comunque al centro dell’attenzione dei media, così come al centro dello sguardo fotografico. Tra i fotografi che hanno guardato con occhio nuovo al divismo, proponendo un’originale modalità di ritrarre le star oltre la maschera, c’è Philippe Halsman che, nel corso degli anni ’50, realizza più di 200 ritratti di star, personalità del mondo della politica internazionale, celebrities, nell’atto di saltare. La Jumpology di Halsman esprime in modo geniale la necessità di scaturire una rivelazione, una nuova identità del soggetto, ritratto mentre lo sforzo necessario per il salto impedisce di concentrarsi sulla propria immagine. Nei salti di Marilyn Monroe, Grace Kelly, Dean Martin, Sophia Loren, Anthony Perkins, Audrey Hepburn, Brigitte Bardot e Jerry Lewis , la maschera cade e qualcosa di non visto diventa visibile. Campari, con la sua storia di comunicazione e pubblicità realizzata da illustratori, artisti e personalità che hanno contribuito in modo fondamentale a definire l’iconografia e l’immaginario del Novecento, è il punto di partenza ideale per raccontare storie e visioni più ampie, in cui arte e pubblicità si sovrappongono, e in cui i rapporti, anche espliciti con il cinema e i suoi divi, forniscono precisi ancoraggi a un percorso che prevederà mirate intersezioni con il mondo della moda. È un rapporto di lunga data quello che lega Campari al cinema e ai suoi protagonisti, che ha affidato la propria narrazione a registi tra cui Federico Fellini, Singh Tarsem, Paolo Sorrentino, Stefano Sollima e Matteo Garrone. Con la mostra RED CARPET: il cinema dei sogni. Campari e l’immaginario del divismo, 1900-1960, Galleria Campari prosegue nel lavoro di riscoperta delle proprie collezioni attraverso progetti espositivi temporanei capaci di attraversare epoche e stili comunicativi diversi, offrendo riletture originali del proprio patrimonio visivo e narrativo, con lo sguardo puntato ai fenomeni della società contemporanea. |
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| INFORMAZIONI GENERALI 23 ottobre 2025 – 2 giugno 2026 RED CARPET: il cinema dei sogni Campari e l’immaginario del divismo, 1900-1960 A cura di Giulia Carluccio Galleria Campari HQs Campari Group Viale Antonio Gramsci 161, Sesto S. Giovanni (MI) T. 02 62251 www.campari.com/it/inside-campari/campari-gallery www.campari.com www.camparigroup.com FB / IG @galleriacampari ORARI E COSTI Aperto tutti i weekend dalle 10.30 alle 18.00 12€ intero, 8€ ridotto, 20€ intero con visita guidata, 16€ ridotto con visita guidata Chiusura: 9-10, 16-17, 23 -24 agosto Prenotazioni a questo link. CONTATTI PER LA STAMPA PCM Studio di Paola C. Manfredi Via Farini, 71 | 20159 Milano | www.paolamanfredi.com Francesca Ceriani | francesca@paolamanfredi.com | m. +39 340 9182004 IL MUSEO AZIENDALE CAMPARI E LA SUA STORIA Fondata nel 2010 in occasione dei 150 anni dell’azienda, Galleria Campari è un museo innovativo che esplora il legame tra Campari, Campari Soda e l’arte della comunicazione visiva dal 1860 ai giorni nostri. La Galleria nasce nell’ambito del progetto che tra il 2005 e il 2009 ha previsto la trasformazione dello storico sito produttivo di Sesto San Giovanni nella sede attuale degli headquarters di Campari Group. Il museo aziendale si trova nella palazzina in stile Liberty del primo stabilimento Campari, inaugurato da Davide Campari nel 1904, oggi integrata nell’architettura contemporanea del nuovo complesso firmato da Mario Botta. Attraverso una collezione permanente di lavori pubblicitari originali in dialogo con contenuti digitalizzati, Galleria Campari offre un’esperienza unica tra opere grafiche, oggetti storici e di design, video-wall e proiezioni, invitando i visitatori a immergersi nella storia e nella comunicazione artistica di Campari in tutte le sue declinazioni. Con oltre 5.500 opere su carta, tra cui affiche originali della Belle Époque, manifesti e grafiche pubblicitarie firmate da artisti come Marcello Dudovich, Leonetto Cappiello, Fortunato Depero, Guido Crepax, Bruno Munari, Sergio Tofano e Ugo Nespolo, l’Archivio storico Campari è una preziosa testimonianza dell’evoluzione del marchio e anche dei cambiamenti culturali, sociali ed estetici di oltre un secolo di storia. La collezione comprende inoltre caroselli e spot realizzati da registi tra cui Federico Fellini, Singh Tarsem, Paolo Sorrentino, Stefano Sollima e Matteo Garrone, libri d’artista che reinterpretano il marchio in chiave creativa e oggetti firmati da designer sia affermati, sia emergenti come Matteo Agati, Markus Benesch, Agustina Bottoni, Serena Confalonieri, Ingo Maurer, Marco Oggian, Matteo Ragni, Matteo Thun. Oltre alle opere pubblicitarie, Galleria Campari ospita una selezione di materiali storici che raccontano il mondo Campari attraverso oggetti diventati parte della memoria collettiva: bicchieri iconici, strumenti per la miscelazione, packaging storici, orologi e specchi. L’Archivio storico rappresenta un’inestimabile risorsa che alimenta la narrazione del brand e la sua evoluzione nel tempo, grazie a un racconto visivo tangibile che attraversa epoche e stili comunicativi diversi. L’Archivio è inoltre un importante punto di partenza tematico per le numerose mostre temporanee di Galleria Campari, per gli appuntamenti del public program a corredo di ogni esposizione e per gli eventi culturali sul territorio sestese e milanese, iniziative che favoriscono il dialogo tra storia e contemporaneità, tra impresa, arte e design. Attraverso collaborazioni con varie istituzioni culturali in tutta Italia e in Europa, il museo aziendale propone esperienze e attività che approfondiscono il legame tra il marchio e la creatività contemporanea. Galleria Campari, inoltre, collabora con musei e istituzioni culturali attivando prestiti e consulenze storico-critiche, contribuendo alla diffusione e circolazione del proprio patrimonio artistico. Tra le mostre temporanee più recenti si segnalano: nel 2023 Bar Stories on Camera, realizzata in collaborazione con Magnum Photos con tappe nel 2024 presso CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino e la Davide Campari Lounge ad Art Basel a Basilea; nel 2024 BOLD! Declinazioni tipografiche Campari: Munari, Depero e oltre a cura di Marta Sironi; a partire da ottobre 2025 RED CARPET: Il cinema dei sogni. Campari e l’immaginario del divismo, 1900-1960, a cura di Giulia Carluccio. Galleria Campari è aperta al pubblico ogni fine settimana e nei giorni festivi, dalle 10:30 alle 18:00. Sono disponibili visite guidate in italiano e in inglese a orari prestabiliti. Inoltre, per arricchire l’esperienza, è possibile usufruire di un’audioguida digitale del museo. Durante la settimana, la Galleria è accessibile su prenotazione per gruppi organizzati. Una volta al mese si tiene l’appuntamento speciale Campari Art & Cocktail: un percorso guidato che esplora il legame tra arte, pubblicità e miscelazione, seguito da un aperitivo. All’interno del museo si trova anche il Galleria Campari Store, dove è possibile scoprire collezioni di merchandising ispirate alle pubblicità storiche Campari, poster, oggettistica in edizione limitata e anche strumenti per la miscelazione, oltre a una selezione di prodotti del portfolio di Campari Group. Lo Store è aperto al pubblico nei weekend, il martedì, mercoledì e giovedì pomeriggio, oppure su appuntamento. Per maggiori informazioni su orari e disponibilità: camparigallerystore@campari.com CAMPARI GROUP Campari Group è uno dei maggiori player a livello globale nel settore degli spirit, con un portafoglio di oltre 50 marchi che si estendono fra brand a priorità globale, regionale e locale. Il Gruppo, fondato nel 1860, è il sesto per importanza nell’industria degli spirit di marca. Ha un network distributivo su scala globale che raggiunge oltre 190 Paesi nel mondo, con posizioni di primo piano in Europa e nelle Americhe. La strategia del Gruppo punta a coniugare la propria crescita organica, attraverso un forte brand building, e la crescita esterna, attraverso acquisizioni mirate di marchi e business. Con sede principale in Italia, a Sesto San Giovanni, Campari Group conta 22 impianti produttivi in tutto il mondo e una rete distributiva propria in 21 paesi. Il Gruppo impiega circa 4.000 persone. Le azioni della capogruppo Davide Campari-Milano N.V.(Reuters CPRI.MI – Bloomberg CPR IM) sono quotate al Mercato Telematico di Borsa Italiana dal 2001. Per maggiori informazioni: www.camparigroup.com/it Campari promuove un consumo responsabile di bevande alcoliche. |